Ne è uscita una nuova

Tutte (ma proprio tutte) le copertine dei Pink Floyd

Tutte (ma proprio tutte) le copertine dei Pink Floyd
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Dopo vent’anni dall’ultimo album, The division bell, i Pink Floyd hanno annunciato l’uscita di The endless river, e reso pubblica l’immagine della nuova cover: un uomo che, in piedi su una barchetta di legno, rema controsole e controvento. In un mare di nuvole.

Una copertina concettuale, come da tradizione lunga e gloriosa della band. Che per ben dieci raccolte affidò al genio di Storm Thongerson (morto l’anno scorso, il 18 aprile) l’arduo compito di dare un volto alla propria musica. Grafico e fotografo britannico, amico del chitarrista dei Pink Floyd, Thongerson fu autore dei primi dieci artwork della band. La band ci avevano visto giusto: i loro dischi passarono alla storia anche per la bellezza unica e indimenticabile di quelle scelte grafiche. Alcune delle quali divennero simboli riconosciuti in tutto il mondo, anche a distanza di generazioni.

Tra nostalgia e omaggio, allora, un percorso nell’indiscussa qualità artistica di queste copertine (le prime create per i vinili, le ultime per i cd-rom). Dal caleidoscopico esordio di The Piper at the Gates of Dawn (1967) ai pianeti new age di A saurcerful of secrets (1968); dalla cover nella cover a mo’ di specchio di Ummagumma (1969) alla mucca icona anti-design di Atom heart mother (1970); dal cimelio fantastico di Relics (1971) alle ipnotiche gocce di pioggia di Meddle (1971); dall’uomo che brucia contro il bordo del disco di Wish you were here (1975) all’inquietante fabbrica di Animals (1977). Fino all’icona della musica rock: il prisma su fondo scuro di The dark side of the moon che, da un solo raggio di luce bianca, creava arcobaleno.

Scoprite le altre, se non le conoscete già. E quali furono firmate da Storm Thongerson.