i dati del terzo trimestre del 2020

La produzione manifatturiera bergamasca cresce del 20 per cento rispetto ai primi 6 mesi

Secondo un'analisi della Camera di Commercio resta però negativo l'andamento su base annua sia per l'industria (-3,4 per cento) sia per l'artigianato (-7,2 per cento)

La produzione manifatturiera bergamasca cresce del 20 per cento rispetto ai primi 6 mesi
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Dopo la forte caduta nel primo semestre del 2020, i dati relativi alla produzione manifatturiera nella Bergamasca tra luglio e settembre evidenziano un netto rimbalzo. In particolare, secondo le elaborazioni della Camera di Commercio di Bergamo, rispetto al secondo trimestre le imprese industriali con almeno 10 addetti sono cresciute del 21,3 per cento e quelle artigiane con almeno 3 addetti registrano un incremento del 22,7 per cento. Tuttavia, questo sforzo produttivo non ha comunque consentito di raggiungere i livelli del 2019 dello stesso periodo: le variazioni su base annua (dato tendenziale) segnano una flessione del 3,4 per cento per l’industria e del 7,2 per cento per l’artigianato.

Per l’industria bergamasca l’indice della produzione risale a 103,5 dopo aver toccato il minimo storico nel secondo trimestre per gli effetti della tempesta sanitaria ed economica. Si tratta di un risultato in linea con quello regionale anche se la Lombardia, nel complesso, mostra un differenziale negativo lievemente peggiore rispetto ai livelli dell’anno precedente (-5,2 per cento la variazione regionale su base annua). I diversi settori economici oggetto della rilevazione mostrano andamenti non omogenei: per la moda le variazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso sono ancora pesantemente negative; gli alimentari, il chimico-farmaceutico e la gomma-plastica hanno mostrato una maggior capacità di recupero. Particolarmente reattiva si è dimostrata la meccanica bergamasca, che sembra essersi rapidamente riportata sui livelli produttivi del 2019.

La crescita congiunturale del fatturato rispetto al secondo trimestre 2020 è pari al 20,5 per cento, con una variazione su base annua che si attesta al -5,1 per cento, mentre sul fronte degli ordinativi si assiste a una ripresa vigorosa dal punto di vista congiunturale, con incrementi prossimi al 25 per cento sia per gli ordini interni che per quelli esteri. Prosegue invece la fase calante dell’occupazione industriale, con una diminuzione del numero di addetti dello 0,3 per cento. Una tendenza negativa iniziata già nel corso del 2019 e che non sembra aver risentito in misura rilevante degli effetti della pandemia, anche grazie all’ampio ricorso agli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione, pur in calo rispetto alle punte del secondo trimestre, si conferma infatti su livelli molto elevati: dichiara di averla utilizzata il 41 per cento delle imprese bergamasche del campione intervistato.

«La riapertura estiva di tutte le attività economiche, in seguito al venir meno delle misure più rigide di contenimento del virus, ha trovato pronte le imprese della manifattura – commenta il presidente Carlo Mazzoleni -. Hanno mostrato notevole reattività nel ripartire velocemente e cercare di recuperare, riallacciando filiere e rapporti commerciali interrotti dal lockdown. La ripresa del commercio è stata buona, ma la seconda ondata che stiamo vivendo sta andando a penalizzare nuovamente il settore».

Anche l’artigianato manifatturiero bergamasco evidenzia un rimbalzo significativo. Rispetto al punto di minimo del secondo trimestre la produzione cresce del 22,7 per cento e il fatturato del 23,7 per cento, ma le rispettive variazioni su base annua si attestano al -7,2 e al -4,8 per cento, evidenziando un recupero solo parziale dei livelli pre-Covid. Si conferma invece la tenuta dell’occupazione delle imprese artigiane (+0,3 per cento di variazione nel trimestre), che grazie all’allargamento dei criteri di accesso hanno fatto un massiccio utilizzo della cassa integrazione: il 34 per cento delle imprese intervistate dichiara di avervi fatto ricorso, dopo il picco pari al 72 per cento raggiunto nel secondo trimestre.

Per le imprese attive nei servizi il fatturato del terzo trimestre del 2020 risulta ancora distante dai livelli del 2019. La flessione su base annua è pari al 7,5 per cento, anche se si tratta di un recupero comunque significativo rispetto al -24,2 per cento del secondo trimestre. Tuttavia, per le attività di alloggio e ristorazione il divario rimane superiore al -20 per cento. Il commercio al dettaglio, invece, si conferma anche nel terzo trimestre il settore meno colpito dall’emergenza sanitaria. Il fatturato mostra una diminuzione contenuta su base annua (-2,4 per cento), con una minore variabilità tra i diversi settori rispetto ai trimestri precedenti grazie alla ripresa significativa dei negozi non alimentari, che erano stati molto penalizzati durante la prima fase della pandemia. Questo ultimo dato è stato però rilevato prima delle ultime limitazioni adottate.

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