La video-intervista

Julio Velasco, ct della Nazionale d'oro a Parigi, ha fatto visita al Volley Bergamo 1991

Il tecnico della formazione femminile che ha conquistato tutti questa estate ha incontrato le ragazze e coach Carlo Parisi

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Inattesa ma gradita visita ieri (giovedì 12 dicembre) al Volley Bergamo 1991. Il ct della Nazionale femminile di pallavolo che a Parigi ha vinto uno storico oro, Julio Velasco, è infatti venuto a Bergamo per incontrare il team rossoblù e lo staff tecnico.

«Giro per incontrare tutte le squadre della Serie A1 - ha spiegato Velasco -. Bergamo è la prima che vengo a trovare per vedere alcune ragazze. Viaggio anche per parlare con gli allenatori, per sapere cosa pensano delle loro giocatrici. Sono conversazioni molto private, ma mi interessa tanto l’opinione degli altri allenatori».

Come vede la Bergamo di oggi?

«È una società che ha dovuto fare un upgrade all’ultimo momento per le vicissitudini che conoscete meglio di me, ma sta facendo un campionato straordinario, perché è nella parte alta della classifica, in zona play-off. Non so quanti se lo aspettassero. Una società che negli ultimi anni ha avuto tanti problemi, è rimasta senza palazzetto, ma è riuscita a tenere botta e a continuare, è già una vittoria straordinaria dei dirigenti. E che la squadra sia in questo momento in quella zona della classifica è una grande performance delle giocatrici, dello staff tecnico e dell’allenatore. Voglio anche capire dall’interno come ci sono riusciti».

L’eco dell’oro olimpico ancora non si è spenta. Una linfa che ha dato una grande spinta al movimento?

«L’evoluzione è iniziata non solo con Parigi. Io credo che la pallavolo femminile abbia iniziato un percorso, non solo in Italia ma in tutto il mondo, che la porterà a livelli che oggi sono quasi inimmaginabili, perché è l’unico sport femminile, insieme al tennis credo, che non è la versione lenta del maschile, ha qualcosa in più. Ci sono tante, tante bambine che giocano e questo fa sì che la pallavolo femminile abbia un pubblico proprio: una volta le ragazzine seguivano i maschi, ora seguono anche i maschi».

Un’ultima curiosità: ha guidato squadre maschili e femminili. Possiamo dire che le donne sono la grande bellezza dello sport?

«Quello che noi maschi che alleniamo le donne dobbiamo capire, è che sono diverse e non dobbiamo giudicarle perché sono diverse. Sono semplicemente diverse. Siamo noi che ci dobbiamo adattare. Per questo ho voluto più donne possibili nel mio staff».

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