Una vasta operazione di polizia, coordinata dalla Squadra Mobile di Brescia, ha portato all’arresto di nove persone, tra cui dei bergamaschi, e al sequestro di oltre cinquecentomila euro. Il tutto nell’ambito di un’inchiesta su un articolato sistema di riciclaggio da più di trenta milioni di euro.
Arrestati tre bergamaschi
Le perquisizioni, eseguite all’alba di oggi (venerdì 12 dicembre), come riportato da PrimaBrescia hanno interessato le province di Bergamo, Brescia, Milano, Lodi, Prato, Rieti e Vicenza. Un decimo indagato, destinatario di analogo provvedimento, risulta al momento irreperibile e ricercato anche all’estero.
In particolare, al centro delle operazioni per ripulire il denaro, ricavato da frodi fiscali e informatiche, secondo il Corriere Bergamo, ci sarebbero stati due fratelli. Uno è residente nel Bresciano, ma originario di Telgate, l’altro abita ancora nel paese bergamasco. Di mezzo ci sarebbe pure un soggetto di Cenate Sotto.
Un’indagine partita da una truffa a Firenze
La complessa attività investigativa ha avuto origine nel marzo 2025, quando l’Opera di Santa Maria del Fiore Onlus, ente impegnato nella tutela dei principali monumenti di Firenze, ha denunciato una truffa subita durante i lavori di restauro del Complesso Eugeniano. Attraverso il metodo del “man in the middle”, i truffatori avrebbero intercettato le comunicazioni con un’impresa incaricata dei lavori, inducendo la Onlus a effettuare bonifici per un totale di un milione e 785mila euro verso conti correnti fittizi.
Dagli accertamenti bancari è emersa una rete di conti, italiani ed esteri, riconducibili a due indagati oggi arrestati, ritenuti responsabili del riciclaggio delle somme sottratte.
Il sistema delle false fatturazioni
Le indagini hanno progressivamente svelato un quadro molto più ampio: un’organizzazione composta da cittadini cinesi, italiani, albanesi e nigeriani coinvolti in un circuito di false fatturazioni, che permetteva a imprenditori compiacenti di ottenere grandi quantità di denaro contante. Al centro di questo sistema sarebbero emersi i due fratelli della nostra provincia, definiti dagli inquirenti figure chiave: intermediari capaci di reclutare “clienti”, fornire società cartiere intestate a prestanome e mettere in contatto gli imprenditori con gruppi cinesi, operativi tra Milano, Vicenza e Prato.
Le fatture false venivano pagate tramite bonifici verso conti in Italia e in numerosi Paesi esteri, tra cui Cina, Lussemburgo, Polonia, Germania, Spagna, Lituania, Nigeria e Croazia. In cambio del servizio di retrocessione del contante, gli appartenenti alla rete avrebbero preteso commissioni variabili tra il 2 per cento ed il 7 per cento, a cui si aggiungeva un ulteriore 2 per cento destinato agli intermediari italiani.
L’appartamento a Milano come “deposito”
Uno degli elementi più rilevanti emersi dalle indagini è l’individuazione di un immobile a Milano, riconducibile a una cittadina cinese, che sarebbe stato utilizzato come centro di raccolta del denaro contante. Qui gli intermediari italiani si sarebbero recati più volte per ritirare le somme, mentre altri membri dell’organizzazione, in particolare cittadini cinesi, si sarebbero occupati del trasporto verso la provincia di Brescia.
Le consegne avvenivano con un rigoroso sistema di controllo: gli investigatori hanno documentato l’uso di un una sorta di “Pin” di riconoscimento, necessario per autorizzare la movimentazione delle somme. Nel corso dell’inchiesta è emerso anche un ulteriore episodio di riciclaggio, riconducibile a una frode informatica con la stessa tecnica, questa volta ai danni di una società ceca. I due intermediari italiani avrebbero collaborato con un cittadino nigeriano e alcune cittadine cinesi, per trasferire e poi far rientrare parte del denaro in contanti, trattenendo percentuali per sé.
Un giro d’affari milionario
Le attività investigative hanno permesso di documentare un volume d’affari impressionante: trenta milioni di euro movimentati in soli sei mesi. In una delle operazioni più significative, il 4 settembre scorso, la polizia stradale ha fermato una cittadina cinese che viaggiava da Vicenza a Brescia con 197.220 euro in contanti, occultati in involucri termosaldati dentro l’auto. Le indagini proseguono, per individuare ulteriori responsabilità e ricostruire l’intera filiera delle operazioni illecite.