La Rete bergamasca contro la violenza di genere apre il 2026 con un nuovo momento pubblico di sensibilizzazione: il primo presidio dell’anno è in programma giovedì 8 gennaio, alle 18, in largo Rezzara, nel cuore di Bergamo. Un appuntamento simbolico ma concreto, pensato per richiamare l’attenzione su un fenomeno che continua a segnare profondamente la società.
I cartelli antiviolenza
Durante il presidio verrà svelato uno dei due cartelli contro la violenza di genere, che saranno posizionati stabilmente in città grazie alla collaborazione con l’Assessorato alle Pari opportunità del Comune. Il secondo verrà collocato in Piazzale Marconi, nell’area della stazione ferroviaria. Si tratta di installazioni pensate per diventare una presenza fissa nello spazio urbano, visibile ogni giorno, e per offrire informazioni immediate su come chiedere aiuto, riportando i contatti fondamentali come il numero nazionale 1522 e quello del Centro antiviolenza locale.
I dati sul fenomeno
Il presidio dell’8 gennaio vuole ribadire con forza l’urgenza di contrastare la violenza di genere, un’urgenza che emerge chiaramente anche dai dati raccolti sul territorio. Nel corso del 2025, i centri antiviolenza di Bergamo e della provincia hanno registrato 1.029 nuove chiamate, un numero che racconta una domanda di aiuto ancora molto alta e diffusa.
A livello nazionale, secondo l’ultimo rilevamento disponibile dell’Osservatorio di “Non Una di Meno”, a fine novembre 2025 si contavano 81 femminicidi, ai quali si aggiungono almeno settanta tentati femminicidi e diversi casi di suicidi indotti che hanno coinvolto donne, persone trans, non binarie e anche un giovane uomo.
A rendere ancora più chiara la dimensione del fenomeno sono anche i dati diffusi dall’Istat nel novembre 2025 con i risultati preliminari dell’indagine “Sicurezza delle donne”, prevista dalla legge del 2022 e attesa da tempo. Secondo l’indagine, quasi una donna su tre tra i 16 e i 75 anni ha subito nel corso della propria vita almeno una violenza fisica o sessuale, nella maggior parte dei casi da parte di partner, ex partner o persone conosciute. Preoccupa in particolare l’aumento della percentuale tra le giovanissime tra i 16 e i 24 anni che dichiarano di aver subito episodi di violenza proprio in quella fascia d’età.
L’appello della Rete bergamasca
Numeri che, spiegano dalla Rete bergamasca, non servono solo a descrivere la gravità del problema, ma soprattutto a sottolineare la necessità di un’azione continua e capillare di educazione e trasformazione culturale. Un lavoro che deve coinvolgere le scuole, le giovani generazioni e l’intera popolazione adulta, mettendo in discussione stereotipi radicati e contrastando tutte le forme di violenza, non solo quella fisica, ma anche quella psicologica, economica e sociale.
Il presidio di Largo Rezzara e l’installazione dei cartelli vogliono essere un segnale chiaro: la lotta contro la violenza di genere non può essere episodica, ma deve diventare parte integrante della vita quotidiana della città.