«È da tanto che faccio questo lavoro, ma da qualche anno ho iniziato a chiedermi se ne valga davvero la pena. Sono entrato in polizia perché credevo fortemente nella possibilità di cambiare in meglio le cose, oggi ho molti più dubbi». Roberto Villa è bergamasco, ha 52 anni e da due decenni “batte” le strade cittadine. Segretario provinciale del sindacato Fsp Polizia di Stato, è soprattutto un membro storico della Squadra volanti di via Noli. In pochi meglio di lui conoscono la reale situazione di Bergamo in tema sicurezza.
Cittadini e agenti frustrati
«Che le cose siano peggiorate negli ultimi anni credo sia davanti agli occhi di tutti – commenta -. Il problema sta nel fatto che in pochi lo ammettono. Si nascondono dietro statistiche, concetti come la “percezione d’insicurezza”, una comunicazione tutta sorrisi e social. Poi però vai per strada, parli con la gente e ti rendi conto che c’è più paura. E più rabbia. Non sto dicendo che è giusto o è sbagliato, fotografo solo la situazione che vedo quotidianamente. È vero che alcuni reati sono fortunatamente calati, quelli un po’ più grandi e appariscenti, ma la microcriminalità è nettamente aumentata. E contrastarla è davvero difficile».
Piccolo spaccio, furtarelli, risse, scontri tra giovanissimi, consumo di alcol e sostanze: questa è la cosiddetta “microcriminalità” di cui sempre più spesso parlano le istituzioni preposte all’ordine pubblico (Questura e Prefettura). Fatti che nella realtà quotidiana divengono gocce in grado di erodere la rocciosa pazienza dei cittadini. E la loro sicurezza.
È vero che c’è di peggio, ma il metro di valutazione delle ansie e delle preoccupazioni della gente non può essere quello. Così come una comunicazione totalmente incentrata sulla rassicurazione – o, ancora peggio, sulla minimizzazione o il ridimensionamento di quelle preoccupazioni – è ormai dimostrato che ottiene solo l’effetto opposto: acuisce la frustrazione. Dei cittadini, ma anche delle forze dell’ordine, come sottolinea anche Villa.
Da Roma tutto tace
«Ci sentiamo sempre più isolati e impotenti – dice il poliziotto -. Fermare qualcuno che commette un reato e ritrovarcelo per strada 24 ore dopo con un foglio di via o un divieto di dimora e nulla più fa cadere le braccia. Che senso ha dare un divieto di dimora a uno che magari una dimora neppure ce l’ha perché vive di espedienti? La frustrazione del poliziotto non è un sentimento astratto, ma una condizione quotidiana, logorante e profonda. Entriamo in servizio sapendo che ogni nostro sforzo potrebbe essere inutile».
È bene chiarirlo, anzi ribadirlo, in modo netto: per questa situazione non c’è un unico colpevole. Così come non si può addossare ogni responsabilità a un singolo soggetto. Non c’è sindaco, assessore, questore o prefetto in grado di risolvere un problema che è sistemico. Da Palazzo Frizzoni (…)