Che la situazione al carcere di Bergamo sia complicata (eufemismo) non è certo una novità. Soltanto pochi mesi fa, in Consiglio comunale, la garante dei detenuti di via Gleno, Valentina Lanfranchi, fotografava nella sua relazione annuale una situazione sempre più preoccupante. Ora il sindacato della polizia penitenziaria Sinappe rende noto che negli ultimi giorni sette agenti sono stati aggrediti da dei detenuti. Una ricostruzione dei fatti confermata oggi (12 gennaio) anche da un altro sindacato, Fns Cisl.
Due aggressioni in due giorni a sette agenti
L’ultimo caso è avvenuto sabato (10 gennaio), quando ben cinque poliziotti sono stati feriti da due detenuti che non volevano rientrare in cella. Gli agenti hanno riportato ferite fortunatamente lievi, con prognosi tra i cinque e gli otto giorni.
Il giorno prima è invece andata un po’ peggio ad altri due poliziotti, che hanno riportato prognosi da venti giorni ognuno. In questo caso, un detenuto che era stato portato in infermeria per dei problemi ha prima morsicato un agente, poi colpito con un violento pungo alla testa un altro.
Sinappe: «Situazione insostenibile»
Il totale dei rappresentanti della polizia penitenziaria di Bergamo feriti in soli due giorni, dunque, è di sette. A rendere noti i casi – sulle pagine de L’Eco di Bergamo – è stato, come detto, il Sinappe, che ha aggiunto a questi episodi anche quello avvenuto il 6 gennaio, quando una poliziotta ha rimediato un braccio rotto e una ferita a una mano (25 giorni di prognosi) in seguito all’aggressione di una detenuta che aveva appiccato un rogo nella sua cella.
Il sindacato spiega che «non intende tollerare una situazione ormai insostenibile e sollecita con forza l’Amministrazione a intervenire, adottando i dovuti e necessari provvedimenti». In particolare, le richieste sono: l’allontanamento dei responsabili delle aggressioni, tra l’altro recentemente trasferiti in via Gleno da altri carceri «per motivi di ordine e sicurezza»; l’isolamento dei detenuti che arrivano per questi motivi; più agenti.
Fns Cisl: «Violenza quotidiana»
All’allarme lanciato di Sinappe, oggi s’è aggiunta la voce di un altro sindacato di categoria, Fns Cisl, secondo cui i comportamenti violenti ai danni del personale di polizia penitenziaria in forza al carcere di Bergamo ormai quasi non destino più stupore.
«Donne e uomini della polizia penitenziaria di Bergamo, con profondo senso del dovere e spirito di servizio, continuano a operare per tentare di garantire il rispetto della legalità in un territorio che assume sempre più le forme di una trincea, di un territorio di frontiera – dice Toni Sole, della segreteria -. La nostra denuncia non è volta a offrire uno sterile spunto alla cronaca locale, bensì finalizzato a dar nuovamente risalto al fenomeno della recrudescenza dei fatti di violenza (sia fisica che verbale) che si concretizzano quotidianamente all’interno della casa circondariale di Bergamo. Seri interrogativi si pongono sugli strumenti operativi e umani posti in essere da parte dell’Amministrazione per fronteggiare simili fenomeni di violenza. Urge una seria presa di coscienza da parte delle Autorità competenti, che si auspica si facciano carico responsabilmente di una situazione estremamente emergenziale in cui versa l’Istituto di Bergamo, affinché si ripristinino delle condizioni di lavoro per il personale dignitose».
Ben 598 detenuti a fronte di 319 posti
Stando ai dati del Ministero dell’Interno aggiornati al 31 ottobre 2025, attualmente sono 225 gli agenti di polizia penitenziaria operativi a Bergamo, più dei 221 previsti. Ma il dato non tiene conto dell’elevatissimo tasso di sovraffollamento del carcere, che non accenna a diminuire: a fronte di una capienza regolamentare di 319 posti, sono ben 598 le persone ora detenute (dato aggiornato a ieri, 11 gennaio). Una percentuale di affollamento ben sopra il 180 per cento.