Dopo che, lo scorso 16 dicembre, il pm Emanuele Marchisio aveva chiesto per lui l’ergastolo, oggi (lunedì 12 gennaio), in Tribunale a Bergamo è stata la difesa a parlare. L’imputato è Moussa Sangare, il killer reo confesso di Sharon Verzeni, assassinata a coltellate a Terno d’Isola nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024, in via Castegnate. Ma è stata un’udienza decisamente… particolare.
Il «teatrino» di Sangare
Mentre il suo avvocato, Giacomo Maj, parlava ed esponeva alla Corte la posizione difensiva, Sangare si è alzato, lo ha interrotto e ha preso parola: «Vorrei uscire. Sembra che mi stia dando la colpa, ma io mi sono già giudicato innocente. Non ha senso restare qua». Ha poi aggiunto che tornerà in aula quando la Corte si esprimerà, cioè lunedì prossimo (19 gennaio), giorno in cui è attesa la sentenza.
Affermazioni che hanno spiazzato i presenti, compresi i familiari di Sharon (i genitori, gli zii e il compagno, Sergio Ruocco). Bruno Verzeni, padre della vittima, ha poi definito quanto visto «un teatrino».
Assoluzione o riconoscimenti delle attenuanti generiche

Tornando ai fatti, l’avvocato Maj ha inizialmente chiesto l’assoluzione per il suo assistito, dato che nelle ultime dichiarazioni a processo l’imputato s’è detto innocente, “rimangiandosi” la confessione iniziale.
Il legale, però, ha poi chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche e l’esclusione delle aggravanti contestate (futili motivi, premeditazione e minorata difesa) nel caso in cui Sangare venisse riconosciuto colpevole. Anche perché, ha sottolineato l’avvocato, nella prima fase l’imputato si assunse la responsabilità dell’omicidio e collaborò con i carabinieri. Ed è proprio a questo punto che Sangare ha perso la pazienza e ha chiesto di essere riportato in carcere.
«L’ergastolo è l’unica pena giusta»
Una ricostruzione dei fatti, quella compiuta dall’avvocato della difesa, ovviamente in netto contrasto con quella compiuta dal pm Marchisio durante la sua arringa. Un mese fa, il procuratore aveva definito «granitiche» le prove a disposizione della Procura, parlando di «una vita umana spezzata per capriccio» ed esprimendo sorpresa per il comportamento di Sangare, il quale «dopo aver confessato, in un breve sussulto di dignità, ritratta assumendo un atteggiamento al limite del canzonatorio». Il pm aveva anche sottolineato come, per gli psichiatri, Sangare sia pienamente capace d’intendere e di volere, un killer diventato tale in cerca di emozioni forti.
Luigi Scudieri, avvocato dei familiari di Sharon, parte civile al processo, fuori dal Tribunale ha dichiarato ai giornalisti presenti: «Ho sempre pensato che l’ergastolo fosse la pena giusta. Oggi, dopo le argomentazioni della difesa, penso che sia l’unica pena giusta. Certamente Sangare non è un soggetto meritevole di generiche. Non c’è mai stata una confessione, ma un’ammissione una volta che i carabinieri lo misero di fronte alle proprie responsabilità».