Dati Cisl Bergamo

In Bergamasca il lavoro è sempre più “anziano”: aumentano gli over 65 e i pensionati attivi

Sono quasi raddoppiati in dieci anni: da 11 mila a 20 mila. Nel settore pubblico oltre il 700 per cento in più rispetto al 2014

In Bergamasca il lavoro è sempre più “anziano”: aumentano gli over 65 e i pensionati attivi

In dieci anni, sono quasi raddoppiati i lavoratori ultra 65enni in provincia di Bergamo. Erano 11.523 nel 2014 e sono diventati 20.069 dieci anni dopo. Tra questi, sono aumentati di oltre 3.500 i pensionati ancora operativi nei diversi settori (da 9.884 a 13.474). Sono i dati elaborati dall’Osservatorio welfare della Cisl di Bergamo, basato su dati Inps.

Numeri sempre più in crescita

In proporzione, le crescite maggiori si hanno nel settore pubblico, dove i pensionati ancora in servizio sono passati dai 82 di dieci anni fa ai 304 dell’ultimo “censimento” (quasi 4 volte di più) e soprattutto nel settore dei lavori domestici (più che quadruplicato il numero, da 44 a 177, con la gran maggioranza di donne).

Più che raddoppiata la crescita nel privato, dove i lavoratori che continuano il servizio anche dopo aver ottenuto i benefici della pensione sono 2.734 contro i 1.176 del 2014. D’altronde, il settore pubblico è anche quello dove è maggiore l’aumento di lavoratori over 65 in generale: sono 920 occupati in più rispetto a dieci anni fa, oltre il 700 per cento in più.

Ma questo è un “tormentone” che accomuna tutte le categorie professionali: dal 2014 a oggi, infatti, sono cambiate le regole per la pensione e la vita lavorativa si è allungata ovunque. A questo, forse, va aggiunta anche la difficoltà per alcune fasce di lavoratori a rinunciare all’integrazione che deriva dal mantenimento dell’occupazione anche in presenza dell’assegno pensionistico, spiega Cisl Bergamo.

Dove sono impiegati gli over 65?

Tra i 20.069 over 65 tuttora “operativi”, 3626 sono artigiani (erano 2550), 1107 agricoli (837), 3500 i commercianti (2422), 5474 gli occupati nel settore privato (1662), i lavoratori domestici 1248 (261), i lavoratori in gestione separata (collaboratori, cariche elettive, professionisti,…) 3900 dai 2966 del 2014. L’unico dato negativo riguarda l’attivazione di voucher o di lavori occasionali: dai 672 di dieci anni fa ne sono rimasti 141.

Tra tutti questi, gli artigiani over 65, già pensionati ma ancora al lavoro sono passati da 2354 a 3149; i lavoratori agricoli (operai o autonomi) da 783 a 978; i commercianti da 2150 a 2685; i lavoratori del settore privato da 1176 a 2734; le gestioni separate da 2680 a 3330. Anche qui, l’unico dato negativo riguarda l’attivazione di voucher o di lavori occasionali: dai 615 del 2014 ai 117 di oggi.

Tra artigiani e commercianti l’incidenza maggiore di pensionati che restano al lavoro. Nella casistica dei lavoratori anziani, la percentuale femminile è diminuita negli anni: erano il 40 per cento dieci anni fa, rappresentano il 31 per cento oggi. Praticamente identica, invece, la percentuale delle donne che continuano a lavorare dopo la pensione; erano il 44 per cento, sono il 43.

«Lavorare dopo la pensione deve essere una scelta libera, tutelata, dignitosa»

«Un fenomeno che viene spesso raccontato come segnale di “invecchiamento attivo”, ma che in realtà nasconde criticità strutturali del sistema economico, previdenziale e del mercato del lavoro – commenta Luca Nieri, segretario Cisl Bergamo -. Il primo fattore è strutturale: c’è una grande difficoltà delle aziende nel recuperare personale adeguato. Poi, un fattore economico. Troppe pensioni non garantiscono un reddito dignitoso. Soprattutto per le donne, anni di precarietà, bassi salari e carriere discontinue si traducono in assegni pensionistici insufficienti. Per molti pensionati continuare a lavorare non è una scelta libera, ma una necessità per far fronte all’aumento del costo della vita, alle spese sanitarie e alla perdita di potere d’acquisto».

«Accanto a questo aspetto – continua il sindacalista bergamasco -, esiste anche una domanda di realizzazione e dignità del lavoro. Molti lavoratori e lavoratrici non accettano l’idea di essere considerati “inattivi” solo per ragioni anagrafiche. Un altro elemento centrale è la carenza di professionalità. In settori strategici, la mancanza di adeguate politiche di formazione e ricambio generazionale spinge le imprese a ricorrere ai pensionati. C’è poi la solidarietà familiare: molti over 65 continuano a lavorare per sostenere figli e nipoti, colpiti da precarietà, disoccupazione e salari bassi. Infine, va considerato l’aumento della scolarità».

«Per il sindacato – conclude Nieri -, è necessario ribadire un principio chiaro: lavorare dopo la pensione deve essere una scelta libera, tutelata e dignitosa, non una necessità imposta da pensioni basse, servizi insufficienti e mancanza di politiche occupazionali. La priorità resta garantire pensioni adeguate, lavoro stabile per i giovani e un vero ricambio generazionale, valorizzando l’esperienza dei lavoratori anziani, ma non approfittandone per coprire le falle del sistema».