Un intervento complesso

Al Papa Giovanni il primo doppio trapianto da donatore vivente in Italia: l’operazione su una bimba serba

A offrire un rene e parte del proprio fegato il padre della piccola: «Ho fatto quello che farebbe qualsiasi genitore»

Al Papa Giovanni il primo doppio trapianto da donatore vivente in Italia: l’operazione su una bimba serba

Nella foto in apertura l’equipe di Pinelli (a destra) durante un trapianto pediatrico

Una sfida clinica complessa e un risultato che segna un nuovo traguardo per la medicina dei trapianti in Italia: per la prima volta nel nostro Paese, un donatore vivente ha offerto in simultanea due organi: un rene e una porzione di fegato. Protagonisti di questa storia sono un cittadino serbo di 37 anni e sua figlia Sofija (nome di fantasia), di sette anni, oggi finalmente libera da una malattia che per anni ha scandito la sua quotidianità.

La bambina è stata sottoposta a un trapianto combinato di fegato e rene all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: padre e figlia sono stati dimessi ieri (lunedì 19 gennaio) e le loro condizioni sono buone. Sofija resterà nel capoluogo orobico ancora per alcuni mesi per i controlli clinici, ma potrà tornare a una vita regolare, fatta di scuola, gioco e normalità.

La malattia rara e l’arrivo in Italia

La piccola soffriva di una rara malattia genetica che colpiva contemporaneamente fegato e reni. A soli quattro anni aveva iniziato la dialisi peritoneale domiciliare, fino a diciotto ore al giorno. Successivamente, il passaggio all’emodialisi aveva ulteriormente limitato la sua libertà, costringendola a sedute a giorni alterni. Il quadro clinico si era aggravato con lo sviluppo di una cirrosi epatica, che rendeva impossibile un trapianto renale isolato.

«È una gioia vederla mangiare, giocare, avere energia – racconta il padre -. Prima si stancava subito e doveva fermarsi. Ora è come tutti gli altri bambini, senza cateteri, pronta a iniziare la scuola con spensieratezza». Una trasformazione che per la famiglia ha il valore di una rinascita.

Padre e figlia sono arrivati in Italia grazie a una richiesta del Ministero della Salute della Repubblica serba. L’iter per la donazione da vivente è stato lungo e rigoroso: valutazioni cliniche, psicologiche e legali hanno garantito la piena tutela del donatore e della ricevente, fino al nulla osta finale della Procura di Bergamo.

Il caso è stato discusso dai chirurghi della Chirurgia 3-trapianti addominali, diretta da Domenico Pinelli, che hanno individuato nel trapianto simultaneo la strategia migliore, sia per evitare alla bambina una lunga permanenza in dialisi, sia per risparmiare al padre un secondo intervento chirurgico.

Un’operazione complessa

L’operazione, mai eseguita prima in Italia, è iniziata alle 9.30 del 18 dicembre e si è conclusa alle 3.37 del mattino successivo, dopo diciotto ore di sala operatoria. Due équipe chirurgiche hanno lavorato in sale adiacenti, coinvolgendo complessivamente sei chirurghi, sette anestesisti e venti professionisti infermieristici.

Alla bambina è stato trapiantato prima il fegato, poi il rene, mentre al padre è stata prelevata circa una porzione del 25 per cento del fegato, grazie a una tecnica derivata dallo “split liver”, di cui il centro bergamasco è riferimento internazionale. L’équipe chirurgica responsabile del prelievo d’organi nel padre era composta dai medici Stefania Camagni, Annalisa Amaduzzi, Flavia Neri e Martina Sala e per la parte anestesiologica dai medici Andrea Minini, Giusi Starita e Anna Zeduri.

L’intervento della bambina è iniziato con il trapianto di fegato eseguito dai chirurghi Domenico Pinelli e Marco Zambelli ed è proseguito con il trapianto di rene eseguito da Annalisa Amaduzzi e Flavia Neri. L’assistenza anestesiologica è stata eseguita da Emanuele Capaccio, Carlo Pirola ed Emanuela Cadei e dal responsabile del servizio Alberto Benigni. Gli infermieri strumentisti, di anestesia, di sala operatoria e gli operatori socio sanitari sono stati coordinati da Corrado Colombo.

Per il Papa Giovanni, questo intervento conferma l’eccellenza raggiunta nei trapianti pediatrici e il ruolo di primo piano nel sistema italiano. «Abbiamo deciso di donare più di due anni fa – spiega il papà -. I medici hanno fatto il lavoro più grande e responsabile. Noi abbiamo fatto quello che farebbe qualsiasi genitore». Parole semplici che raccontano un atto di straordinaria generosità.