Nascoste in segreto

Carla e Luciana, le due sorelle ebree accolte al convento di Sant’Anna: la storia inedita ad Albino

Nel cinquecentenario del monastero emerge, grazie allo storico Angelo Calvi, una vicenda di salvezza durante la Shoah

Carla e Luciana, le due sorelle ebree accolte al convento di Sant’Anna: la storia inedita ad Albino

di Fabio Gualandris

In occasione del recente cinquecentenario del monastero di Sant’Anna, grazie allo storico Angelo Calvi è stata svelata un’altra storia di accoglienza ad Albino che ha visto protagoniste le Figlie del Sacro Cuore del convento di Sant’Anna e due giovani sorelle ebree, in fuga dalla persecuzione e dallo sterminio. Era il gennaio 1944 quando Carla e Luciana Castelletti, nate rispettivamente nel 1920 e nel 1923 a Mantova, furono accolte e nascoste nel convento di Albino.

Delle loro vicende ha scritto una lunga memoria la figlia di Luciana, Franca Avataneo, che, con il fratello Bruno, sta ricostruendo quanto vissuto dalla loro famiglia.

Ecco alcuni passi della memoria. «Le leggi razziali del 1938 costrinsero mio nonno Aldo Castelletti ad abbandonare la propria attività – scrive Franca Avataneo -. Le figlie, che furono battezzate nel vano tentativo di sfuggire alla persecuzione, non poterono più frequentare le rispettive scuole. […] Abbandonata Bolzano nell’ottobre del 1939, la famiglia di mio nonno si trasferì a Milano. Ma ben presto, con la casa di corso Venezia distrutta dai bombardamenti, decise di sfollare proprio a Fondo, nel 1941».

«Il 21 settembre del 1943, a seguito di una delazione, la famiglia Castelletti venne arrestata. […] Aldo Castelletti, la moglie e le due figlie furono tradotti nel carcere di Merano e lì rimasero imprigionati per alcuni giorni. Poi la moglie Linda, che non era ebrea, fu liberata e con lei mia mamma e mia zia. […]».

Il 23 ottobre 1943 Aldo Castelletti fu deportato, secondo Liliana Picciotto, al campo di sterminio Auschwitz-Birkenau. La data della sua morte è ignota.

Continua la memoria di Franca: «Mia mamma e mia zia, invece, senza documenti (…)

Continua a leggere sul PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 29 gennaio, o in edizione digitale QUI