«Una vergogna»

«Siamo con chiunque spara a un sionista»: contestazione choc dei ProPal contro Gori in UniBg

Un gruppetto di manifestanti ha fatto irruzione in aula durante un convegno (sull'economia). Solidarietà bipartisan per l'ex sindaco di Bergamo

«Siamo con chiunque spara a un sionista»: contestazione choc dei ProPal contro Gori in UniBg

L’incontro si intitolava “Giovani, università e lavoro: attrattività del nostro Paese” ed era in corso nella sede di via dei Caniana dell’Università degli Studi di Bergamo. Ospiti, l’ex sindaco e oggi europarlamentare Giorgio Gori e gli economisti Federica Origo e Michele Boldrin. Un tema, dunque, lontanissimo dal conflitto israelo-palestinese.

Eppure, nel pomeriggio di ieri (23 gennaio), un gruppetto di manifestanti ProPal ha fatto irruzione nell’aula e ha interrotto il convegno per una breve contestazione. Breve, ma verbalmente molto violenta e rivolta in particolare all’ex primo cittadino: «Siamo con chiunque spara a un sionista».

«Si sta superando ogni limite»

L’Università ha sottolineato come tali parole e comportamenti siano in aperto contrasto con i propri valori e che, nel caso in cui si scoprisse che tra i contestatori erano presenti degli studenti, verranno presi provvedimenti disciplinari contro di essi.

Parallelamente, dal mondo politico e civile (bergamasco e non solo) si sono alzate parole di sdegno e dimostrazioni di solidarietà nei confronti di Gori. Emanuele Fiano, ex deputato del Pd, sui social ha scritto: «Si sta superando ogni limite. Ci sono odiatori violenti in giro che fanno paura. Non siamo liberi di esprimere le nostre opinioni. Diciamolo, chi dice quelle parole è nipotino dei brigatisti di un tempo, la mentalità è quella, inutile girarci intorno. Solidarietà a Giorgio Gori!».

Proprio Fiano, a fine novembre, era stato l’obiettivo di un’altra manifestazione ProPal (a cui avevano però partecipato anche diversi esponenti dei Giovani Democratici, gruppo giovanile del Pd) durante una sua visita a Bergamo per un appuntamento dal titolo “La pace è possibile?”. In quella occasione, proprio Gori e i massimi esponenti dem del territorio avevano usato parole dure contro i contestatori e espresso solidarietà a Fiano.

Carnevali: «Inaccettabile»

Tra loro, anche la sindaca Elena Carnevali, che anche questa volta non si è tirata indietro: «Parole inascoltabili e inaccettabili quelle pronunciate oggi nella sede dell’università di Bergamo. Dire “siamo con chiunque spara a un sionista” non è dissenso politico: è incitamento alla violenza e all’odio, che non può trovare alcuno spazio né nelle università né nella vita democratica. La mia solidarietà Giorgio Gori e agli altri relatori».

Anche dal centrodestra arrivano parole di solidarietà a Gori e dure critiche ai contestatori. Il parlamentare e segretario regionale di Forza Italia, Alessandro Sorte, ha detto: «Che vergogna! Solidarietà a Giorgio Gori per le contestazioni avvenute da parte di manifestanti ProPal durante il convegno dedicato a giovani, università e lavoro svoltosi in Unibg. Le affermazioni di queste persone sono gravissime!».

L’associazione Italia-Israele Bergamo «esprime la propria piena e convinta solidarietà a Giorgio Gori, oggetto di una contestazione avvenuta all’Università di Bergamo, promossa da movimenti pro-Pal, durante la quale sono state pronunciate affermazioni di eccezionale gravità: un esplicito richiamo alla violenza armata contro chi ritiene legittima l’esistenza dello Stato di Israele. La frase pronunciata rappresenta un fatto gravissimo, del tutto estraneo al legittimo dissenso politico e incompatibile con i principi costituzionali. Si tratta di parole che legittimano la violenza e richiamano pratiche terroristiche, evocando stagioni drammatiche della storia del nostro Paese, quando l’odio ideologico e la radicalizzazione produssero una lunga scia di sangue e una profonda lacerazione della convivenza democratica».

Anche Rossano Pirola, segretario provinciale di Azione, esprime la piena solidarietà all’eurodeputato Giorgio Gori per quanto accaduto: «Le università devono essere luoghi di confronto libero, civile e pluralista: contestare è legittimo, ma farlo con slogan che incitano all’odio e alla violenza rappresenta un grave vulnus ai principi democratici e al rispetto delle persone. Episodi come questo non possono e non devono essere normalizzati».