Il progetto di un maxi parco agrivoltaico nella piana di Saore, a Osio Sotto, continua a dividere istituzioni e cittadini. Un’area di 41,29 ettari quadrati – l’ultima grande piana agricola del paese – destinata, secondo la proposta della società privata Osio Green Srl di Como, a ospitare un impianto fotovoltaico da circa dieci megawatt, in grado di produrre fino a 17.500 megawattora all’anno, equivalenti al fabbisogno energetico di cinquemila famiglie.
La richiesta, presentata nel 2024, aveva ottenuto un via libera preliminare dall’Ufficio tecnico comunale tramite Procedura abilitativa semplificata (Pas), senza Valutazione di impatto ambientale. La norma lo consente per impianti sotto i dodici megawatt e in aree classificate come ex cave: nella piana di Saore, infatti, fino agli anni Sessanta era attiva una cava d’argilla. Oggi però quei terreni sono coltivati e considerati a tutti gli effetti agricoli.
Fin dall’inizio l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Corrado Quarti si è detta contraria al progetto, ritenendolo incompatibile con la tutela del paesaggio e con la presenza dei ruderi dell’oratorio di San Giorgio, sito di valenza archeologica che imporrebbe una fascia di rispetto di 500 metri. Contrarietà condivisa anche dal Comitato tutela ambientale, che ha organizzato presidi e iniziative per difendere la piana, considerata strategica dal punto di vista agricolo, ambientale e storico.
Ora, però, è arrivata la svolta. Il Tar di Brescia ha accolto il ricorso di Osio Green Srl, giudicando infondate le motivazioni con cui il Comune aveva bloccato l’intervento. Secondo i giudici, trattandosi di un impianto agrivoltaico – con pannelli sollevati da terra e compatibili con l’attività agricola – la Pas è legittima purché l’area disti meno di tre chilometri da zone industriali (…)