Sono stati assolti Elio e Fabio del Bono e Davide Marchesi, imputati nel caso di omicidio stradale per la morte di Christian Chessa, 23 anni di Mozzanica, che alle prime luci dell’alba del 12 ottobre 2023 morì schiantandosi in moto contro una rotatoria in costruzione (e già all’epoca molto discussa) all’altezza dell’ospedale di Treviglio.
Il giovane conosceva bene la zona
I tre imputati, come riporta Corriere Bergamo, sono stati prosciolti dal gup Beatrice Purita: «Il fatto non sussiste». Elio e Fabio del Bono, rispettivamente presidente e amministratore dell’azienda bresciana incaricata di realizzare la rotatoria, e l’architetto Davide Marchesi, coordinatore della sicurezza, erano indagati per omicidio stradale. In udienza preliminare, lo scorso anno, il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti e tre.
L’incidente era avvenuto attorno alle 5.50 del mattino, il 12 ottobre di ormai due anni e mezzo fa. Christian era stato assunto l’anno prima alla Same di Treviglio ed era proprio lì che si stava dirigendo, in sella alla sua Kawasaki Ninja 600 arancione.
Violento fu l’impatto contro il jersey in cemento posizionato in fondo al rondò: nonostante il tempestivo intervento dei soccorsi e un’operazione al Papa Giovanni di Bergamo, per il 23enne non c’era stato nulla da fare. Il jersey in cemento divenne il fulcro centrale dell’intera vicenda.
Fu per prima la madre del giovane, Simona Passoni (presente in Tribunale nel corso dell’ultima udienza e che mai si è costituita parte civile) a sollevare dubbi sulla sicurezza del cantiere, incaricando l’avvocato Rocco Lombardo di presentare denuncia nei confronti dei responsabili dei lavori.
Successivamente, la pm (a seguito di una consulenza dell’ingegnere Paolo Panzeri) contestò come l’area fosse effettivamente poco illuminata; inoltre, il giorno precedente al tragico schianto, erano state effettuate modifiche ritenute mal segnalate (senza sfondi e dei colori sbagliati): il giovane percorreva quella strada ogni giorno, per cui conosceva bene la zona.
Il caso del jersey in cemento
Tra le violazioni contestate dalla pm Raffaella Latorraca, c’era anche il jersey in cemento: secondo la giudice, se non ci fossero state protezioni in cemento, l’impatto sarebbe stato meno potente. Lo stesso guard rail è stato al centro anche degli argomenti della difesa: se non ci fosse stato, hanno spiegato, gli operai al lavoro sulla strada non sarebbero stati al sicuro. Sottolineando inoltre che il ragazzo non stesse andando piano al momento dell’incidente.
Gli avvocati degli imputati hanno sollevato altre questioni: un legale rappresentante di una società che ha diversi cantieri all’attivo, come potrebbe conoscerli uno per uno? Il direttore dei lavori, hanno aggiunto, non può (né deve) vigilare 24 ore su 24 il suo cantiere. Sono stati dunque assolti tutti e tre gli imputati e con le assicurazioni si è raggiunto un accordo per il risarcimento.