Un "dettaglio" che non era stato reso noto

Guglielmo Gatti, che aveva ucciso gli zii, è morto in carcere tre anni fa: la notizia non era trapelata

Si è saputo del suo decesso solo grazie al Giornale di Brescia, che ha chiesto alla casa circondariale di Opera di intervistare l'omicida

Guglielmo Gatti, che aveva ucciso gli zii, è morto in carcere tre anni fa: la notizia non era trapelata

A tre anni dal ritrovamento dei corpi di Aldo Donegani e Luisa De Leo al Passo del Vivione, tra le province di Bergamo e Brescia, emerge un nuovo dettaglio legato al caso che per molto tempo era rimasto a tutti sconosciuto: Guglielmo Gatti, 58enne nipote della coppia e autore del duplice omicidio, è morto tre anni fa nel carcere di Opera, dove stava scontando l’ergastolo dall’8 novembre 2007. Al momento non è stata resa nota la causa del decesso.

Il duplice omicidio degli zii

Gli zii di Guglielmo Gatti

Il delitto risale all’estate del 2005 e scosse profondamente Brescia, dando vita a un’indagine destinata a lasciare un segno nella memoria collettiva. Termini come “villetta”, “zii” e soprattutto “mattatoio” finirono al centro del racconto mediatico, insieme al nome di Guglielmo Gatti, uomo riservato e solitario, descritto come legato esclusivamente alla routine domestica.

La vicenda iniziò tra la fine di luglio e l’inizio di agosto del 2005, quando Aldo Donegani, 77 anni, e Luisa De Leo, 61, scomparvero improvvisamente dalla loro abitazione: una villetta bifamiliare in via Ugolini, in città.

L’allarme venne lanciato lunedì 1° agosto da un altro nipote, Luciano De Leo, arrivato dalle Marche per trascorrere alcuni giorni di vacanza. I vicini avevano visto per l’ultima volta i coniugi sabato 30 luglio, mentre erano in giardino. All’interno della casa, però, non risultava nulla di anomalo: tutto era in ordine, l’auto era parcheggiata regolarmente in garage, così come le biciclette. Nel frigorifero era presente una piccola spesa e non c’erano biglietti o messaggi che potessero far pensare a una partenza.

Gatti, rimasto orfano poco prima dell’estate 2005, aveva negli zii i parenti più vicini. Proprio loro abitavano al piano inferiore della sua abitazione. Secondo quanto ricostruito, li uccise e ne smembrò i corpi in un garage, per poi abbandonare i resti tra Provaglio d’Iseo e il Passo del Vivione, dove vennero rinvenuti in momenti diversi. Nel frattempo, Gatti partecipava a trasmissioni televisive locali e nazionali mostrando la foto degli zii e chiedendo aiuto per ritrovarli.

La scoperta del decesso di Gatti

La notizia della morte sarebbe emersa in questi giorni in modo del tutto casuale. Secondo alcune ricostruzioni, il Giornale di Brescia avrebbe contattato telefonicamente il carcere di Opera per richiedere un’intervista, scoprendo dall’amministrazione penitenziaria che Gatti era deceduto già tre anni fa.

Una circostanza che avrebbe colto di sorpresa anche persone a lui legate professionalmente, tra cui lo storico avvocato difensore Luca Broli, che avrebbe dichiarato di non esserne a conoscenza e di voler approfondire quanto accaduto.

Guglielmo Gatti era nato il 21 luglio 1964 ed è morto prima di compiere 59 anni. Detenuto nel penitenziario di Opera dal 2007, non avrebbe mantenuto contatti con l’esterno e, secondo quanto riportato, aveva scelto di restare per anni in cella da solo, frequentando soprattutto la biblioteca del carcere. Da agosto 2025 avrebbe potuto accedere alla semilibertà.

L’uomo risulta sepolto a Milano, al Cimitero Maggiore, in una fossa senza lapide, contrassegnata soltanto da una croce e da un numero di riferimento nel registro dei decessi del Comune. Al momento, resta ignota la causa della morte.