Ci sono momenti che ciascuno di noi non potrà mai dimenticare, vivendoli da protagonista oppure ricordando per sempre dove si trovava quando quel fatto unico e particolare è accaduto.
Nel mio caso, il ricordo va al 25 agosto 2025, quando ho ricevuto via mail la convocazione ufficiale per essere tedoforo della Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026. Ero seduto sul divano di casa e di primo acchito ho pensato a uno scherzo ben confezionato da qualche amico burlone (non me ne mancano).
Poi ho capito che era «tutto vero», come recitava il testo della mail. Da lì è cominciato un conto alla rovescia fatto di attesa e orgoglio, con un pizzico di ironia da parte di parenti, amici e conoscenti che certo non potevano riconoscermi le doti o i meriti da atleta che non ho.
Intimamente ho da subito vissuto questa convocazione come un regalo a Val Seriana e Val Brembana, cui sono legato per origini e residenza, e dove da oltre quarant’anni sono impegnato, con incarichi amministrativi e impegni sociali, in attività di comunicazione e promozione territoriale.
La vera emozione è arrivata lunedì 2 febbraio, giorno in cui ho fatto il tedoforo fra Alzano e Nembro.
Mi ero ripromesso di restare sereno e sorridente, senza cedere alla commozione, ma devo ammetterlo che non ce l’ho fatta. Non potevo non pensare a chi non è più fra noi, in primis a papà Egidio e alle sue imprese nel mondo con l’ausilio di una gamba, stampella e bastone, ma anche a chi, come Angelo, Eleonora ed Elisa, vive momenti particolarmente impegnativi.
All’esterno dello stadio Carillo Pesenti Pigna, mentre stavamo per recarci alla navetta che ci avrebbe portato lungo il percorso, il colpo di grazia: uno stuolo di bambini in arrivo dalla scuola materna. Stringevano fra le mani tante piccole torce realizzate con cartoncino e carta colorata, e qualche lacrima ha avuto il sopravvento (…)