Una frase che inneggia al duce rischia di costare caro a Mirco Rossi. E ora a Dalmine le liste di opposizione, attraverso una mozione congiunta, ne chiedono le dimissioni.
Il consigliere di maggioranza della Lega è finito nell’occhio del ciclone per aver postato su Facebook il commento «Viva Dux» (poi rimosso) sotto la notizia di un’aggressione a un lavoratore del trasporto pubblico. L’espressione era inoltre accompagnata da un linguaggio giudicato dalle minoranze «offensivo e disumanizzante verso la vittima dell’aggressione».
Mirco Rossi, però, non ha fatto passi indietro, respingendo le accuse di apologia: «Non ho bisogno di etichette o frasi fatte per esprimere le mie idee. Sono libero di essere me stesso e di esprimere le mie opinioni in modo autentico – ha dichiarato il consigliere -. Di sicuro non sono fascista come vuol far credere la sinistra».
Una difesa, la sua, che punta tutto sulla libertà di pensiero, ma che ha finito per compattare le opposizioni in una protesta corale: «Nelle istituzioni non c’è alcuno spazio per il fascismo, né per ambiguità o strizzate d’occhio a ideologie che la nostra Costituzione ha definitivamente condannato – dichiarano il capogruppo del Pd Dalmine Renato Mora e il segretario di Circolo Francesco Caldarone -. Il fascismo non è un’opinione, ma una pagina buia della nostra storia, responsabile della soppressione delle libertà, della persecuzione e della violenza. Chi ricopre un ruolo pubblico ha il dovere di rispettare i valori antifascisti su cui si fonda la Repubblica. Il commento del consigliere leghista Rossi è inaccettabile: leggerlo suscita tristezza e rabbia».
Concludono: «La nostra comunità merita rappresentanti che rispettino i principi democratici (…)