Cosa succederebbe se il pensiero diventasse un reato? Se esprimere le proprie idee fosse pericoloso quanto infrangere una legge? Paolo Crepet prova a rispondere nel suo nuovo monologo “Il reato di pensare”, in scena giovedì 19 febbraio alla ChorusLife Arena.
Psichiatra, sociologo e osservatore acuto della società, Crepet porta sul palco una riflessione urgente: viviamo in un’epoca in cui la libertà di pensare è minacciata da muri invisibili. Non sono solo leggi a limitare la creatività: sono paure, autocensure, convenzioni sociali e persino algoritmi digitali a decidere ciò che osiamo immaginare e dire. Il monologo esplora come perfino le relazioni più intime – in famiglia, sul lavoro o tra amici – possano diventare gabbie silenziose in cui l’originalità e la critica vengono soffocate.
Crepet osserva come la società contemporanea stia costruendo nuove forme di controllo: le libertà vengono frammentate, le parole addomesticate, le idee represse. Addomesticare le parole significa addomesticare il pensiero, ridurre la capacità di dissentire e spegnere la scintilla di creatività che nasce dalla disubbidienza all’omologazione. Anche i gesti più spontanei rischiano di trasformarsi in piccoli atti di conformismo, mentre il timore di sbagliare, di ferire o di essere giudicati prende il sopravvento.
Il monologo si muove tra filosofia, denuncia e provocazione, mostrando come le libertà conquistate nei secoli possano regredire silenziosamente sotto l’ombra del “politicamente corretto” e dei codici sociali invisibili. Crepet invita il pubblico a riflettere su un paradosso inquietante: più la società progredisce, più cresce il rischio che l’uomo diventi prigioniero delle proprie paure, incapace di mettere in discussione il pensiero dominante e di esplorare la propria immaginazione.
“Il reato di pensare” è dunque un richiamo appassionato: difendere il pensiero critico, coltivare la libertà di immaginare e dissentire, resistere all’omologazione. È uno spettacolo che scuote, interroga e, soprattutto, invita a non accettare passivamente la censura silenziosa che rischia di soffocare l’innovazione, la creatività e il coraggio di esplorare nuove idee. In un tempo in cui la parola può diventare ostacolo o arma, Crepet ci ricorda che pensare resta l’atto più rivoluzionario di tutti.