Oro, argento e bronzo. Il bottino olimpico in tre edizioni successive dei Giochi di Michela Moioli è a dir poco completo. E il giorno dopo il bronzo conquistato sulla pista di Livigno a Milano-Cortina 2026 brilla ancora di più. Lo sottolinea la stessa campionessa di Alzano Lombardo in un post social pubblicato oggi (sabato 14 febbraio), ricordando non solo la gara, ma anche e soprattutto le ore di vigilia.
«48 ore di follia – scrive Michela -, 48 ore specchio degli ultimi 4 anni. Ogni volta che sono caduta, mi sono rialzata. Dopo ogni pianto, non ho mai smesso di sorridere. Dopo ogni sconfitta, ripartivo. Ho pensato di non farcela centinaia di volte, ho pensato di mollare tantissime volte. Ho perso la fiducia in me stessa, l’ho ricostruita , l’ho cercata.
La sera prima della gara, quella che di solito era per me la più difficile, cantavo a squarciagola “Notte prima degli esami” passeggiando per Livigno con mia sorella e mia mamma. Poi ho continuato da sola. Per la mia strada. Quella notte è stata mia, quella notte ho capito tante cose. Il viaggio che mi ha portato qui è il vero successo, il vero pezzo di vita da vivere, a volte mano per mano con le persone che ti accompagnano, altre volte da sola.
Il mio viaggio poteva terminare 48 ore prima della scadenza su quell’elicottero che mi portava in ospedale, ma chi era intorno a me mi ha preso per mano e mi ha rialzato. Al risveglio, la mattina di venerdì 13, ho fatto click.
Ero dove volevo essere, così come sono, con le ferite e con le lacrime, ma ero me stessa. Ho portato la Michela e la Moioli al cancelletto, e come da bambina ho provato a inseguire le mie avversarie.
Non conta solo il risultato nella vita, conta tutto quello che si è vissuto, come e con chi. Grazie a chi non ha mai smesso di camminare insieme a me».
Un vero e proprio manifesto del “Berghèm Mòla Mia”, più volte ricordato anche durante le telecronache Rai, sorvolando su un Alzano Lombardo che è diventato “Alzano San Paolo” (!).
A sottolineare gli aspetti morali del bronzo olimpico di quest’anno è anche papà Giancarlo Moioli, storico funzionario della Comunità Montana Valle Seriana e tuttora attivo appassionato di sci e montagna in Alta Val Seriana.
GUARDA LA GALLERY (3 foto)
Michela Moioli con la famiglia a Colere nel 2024
Giancarlo Moioli, padre di Michela
Michela Moioli insieme ai tedofori della tappa Alzano-Nembro il 2 febbraio
«La rimonta in semifinale – esordisce -, da ultima indietro, irrimediabilmente è storia. Chiunque, me compreso, non sa spiegare cosa scatta in lei per passare in avanti, neanche avesse sotto un motorino nascosto. Quando ci siamo abbracciati tutti, ci ha detto: “Non so proprio come ho fatto”.
Va ricordato doverosamente che nel Dna ci sta quello della mamma, che da giovane faceva gare di sci e il nonno (mio papà) grande competitore, grande vincitore nel suo sport preferito. Sono stato abituato fin da piccolo a vedere medaglie d’oro, d’argento, coppe che con orgoglio (andando magari in Lambretta fino a Sondrio), portava a casa trionfatore. Mi diceva: “Quando sei stanco, sfinito, hai esaurito tutte le risorse, tirale fuori dal più profondo nascosto… Ce ne sono sempre”».
Papà Giancarlo dà anche una lettura particolare al valore della medaglia di quest’anno:
«Con la botta al cranio dell’altro giorno, bisogna proprio essere una dura, una guerriera. Il bronzo è fatto dalla fusione di due metalli: il rame, che porta luce e condivisione nel mondo, e lo stagno, metallo morbido, che salda e unisce (le ferite di solo 48 ore addietro). Due elementi che danno origine al suono delle campane fatte di bronzo. La “campana” di Michela ha un suono irripetibile di emozioni, gioia, lacrime in un concerto grandioso».