Foto in apertura da La Provincia di Cremona
Ennesimo incidente mortale sul lavoro, ennesima vittima della Bergamasca. Il dramma, questa volta, è avvenuto nel primo pomeriggio di oggi (lunedì 16 febbraio) a Cremona, in corso Vittorio Emanuele II.
Secondo quanto riportato dalle testate locali (CremonaOggi e La Provincia di Cremona), un operaio edile di 55 anni ha perso la vita cadendo da una piattaforma aerea a circa 10 metri d’altezza in un cantiere privato.

L’operaio viveva in Bergamasca
Stando a CremonaOggi, la vittima sarebbe Catalin Moise Robu, residente in provincia di Bergamo e dipendente dell’azienda bergamasca che si sta occupando dei lavori. Secondo una prima ricostruzione, il 55enne si sarebbe sporto dal cestello in cui si trovava per osservare più da vicino delle possibili infiltrazioni sul tetto dello stabile, quando ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto. La tragedia è avvenuta alle 14.30 circa.
Dato l’allarme, sul posto sono giunti un’automedica, un’ambulanza, i Vigili del fuoco e i carabinieri. I soccorritori, purtroppo, non hanno potuto che appurare il decesso dell’operaio.
È possibile che venga disposta l’autopsia
I militari dell’Arma e il personale dell’Ats Val Padana si stanno occupando dei rilievi del caso. Sul luogo dell’incidente è giunto anche il magistrato di turno per accertare eventuali responsabilità. Nel frattempo, il corpo di Catalin Moise Robu è stato trasportato all’obitorio di Cremona, a disposizione dell’Autorità giudiziaria per l’eventuale autopsia.
La reazione dei sindacati
Appresa la notizia, la Cgil Bergamo ha diffuso una nota stampa amara e polemica:
«Un altro morto sul lavoro, di nuovo in un cantiere edile, di nuovo con una caduta dall’alto. Secondo le notizie di stampa, a Cremona un lavoratore di 55 anni, residente in Bergamasca, ha perso la vita cadendo da un ponteggio mobile mentre stava lavorando su un tetto. Alla sua famiglia e ai suoi cari va la nostra vicinanza.
Ma ogni volta succede la stessa cosa: si conta la vittima, si esprime cordoglio e poi tutto continua come prima. Intanto i numeri continuano a peggiorare: nel 2025, nella sola Bergamasca, i morti sul lavoro sono stati 22, quattro in più rispetto al 2024.
Questo è inaccettabile. La sicurezza non può restare sulla carta né essere trattata come un costo da tagliare. Servono scelte concrete, formazione vera, controlli seri. Perché morire di lavoro, nel 2026, non è una fatalità: è un fallimento che si ripete».