Sarà stato il contesto, un cosiddetto «campo amico» – come l’ha definito il Corriere Bergamo -, fatto sta che l’11 febbraio, durante un incontro con i soci del Rotary Treviglio, gli ospiti Antonio Sala, presidente e amministratore delegato di Autostrade Bergamasche, e Beppe Facchetti, consigliere della stessa società, sono stati alquanto ciarlieri circa la Bergamo–Treviglio, rompendo un silenzio che perdurava ormai da oltre un mese, ovvero da quando la Commissione ministeriale per la Valutazione d’impatto ambientale (Via) aveva dato un bel 2 in pagella al progetto presentato: cinquanta pagine abbondanti di annotazioni, richieste di modifiche e critiche.
Un nuovo ritardo
I due rappresentanti della società incaricata di progettare, costruire e poi gestire la futura autostrada hanno toccato diversi punti, nell’occasione. E non hanno risparmiato frecciate ai (numerosi) contrari all’opera.

La notizia vera e propria, in realtà, è una: un nuovo aggiornamento del cronoprogramma di realizzazione. O meglio, un ulteriore ritardo. Sala ha infatti sottolineato che nel giro dei prossimi tre mesi contano di rispondere al documento del Ministero dell’Ambiente per la Via, fornendo «senza problemi» le risposte alle perplessità avanzate e alle integrazioni richieste.
Il parere vincolante sulla Valutazione, dunque, non arriverà prima di inizio 2027, con conseguente slittamento anche del progetto esecutivo. I lavori veri e propri potrebbero dunque iniziare solo a metà del prossimo anno e concludersi – nella migliore delle ipotesi – dopo trenta mesi. La Bergamo-Treviglio sarebbe pertanto aperta al traffico per l’inizio del 2030, un anno dopo rispetto a quanto comunicato ai Comuni coinvolti.
Proprio i Comuni coinvolti, in questo discorso, sembrano essere i grandi dimenticati – non che sia una novità… -, dato che ci sarebbe anche la Conferenza dei servizi con cui fare i conti. Ed è bene ricordare che ben otto degli undici Comuni che saranno toccati dall’autostrada sono fermamente contrari alla realizzazione della stessa. Per Sala, però, questo non sembra essere un problema. «Il peso predominante è la Via», ha affermato il presidente di Autostrade Bergamasche. Che ha poi aggiunto: «Nella prima Conferenza dei servizi, quella del 2012, la maggioranza fu favorevole e non si possono fare passi indietro ora che sono state spese decine di milioni: sarebbe un delitto».
Il dito puntato contro la politica
Parole, queste ultime, che fanno il paio con quelle di Facchetti, il quale s’è concentrato soprattutto sull’atteggiamento tenuto in questi anni dalla politica nei confronti dell’opera, a suo parere ondivago, per non dire addirittura incoerente. Il consigliere ed ex deputato ha puntato il dito contro l’ex presidente della Provincia, Matteo Rossi, che lo avrebbe chiamato nel Cda della società chiedendogli di «fare in fretta» per poi diventare ambientalista e schierarsi contro (cose che poi Rossi, sui social, ha smentito punto per punto); se l’è presa con Alessandro Sorte, che anni fa sosteneva l’autostrada e poi, una volta diventato assessore regionale, ha preferito finanziare la costruzione di tangenziali; infine, stoccata pure all’attuale numero uno di via Tasso, Pasquale Gandolfi, che sull’autostrada sarebbe sempre stato «molto ambiguo», per poi diventare contrario (…)