Nella giornata di oggi, martedì 24 febbraio, è partito “Pedagogia della Speranza”, il nuovo programma interdisciplinare della Gamec – Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo, che mette al centro l’educazione come pratica di libertà, trasformazione e responsabilità collettiva. Un progetto che accompagnerà il museo nel periodo di transizione verso la nuova sede, rafforzandone il ruolo di spazio di dialogo tra arte contemporanea, pedagogia e cultura tecnico-scientifica.
Ispirazione a Paulo Freire
Il titolo richiama il pensiero del pedagogista brasiliano Paulo Freire, di cui il museo propone una rilettura attualizzata. Sotto la direzione artistica di Lorenzo Giusti, il progetto nasce da un processo di coprogettazione che coinvolge il Dipartimento Educativo – guidato da Sara Tonelli con Rachele Bellini – e il team curatoriale composto da Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Irene Guandalini.
La multidisciplinarietà è il filo conduttore dell’intero programma: mostre, laboratori, incontri pubblici, tavole rotonde e momenti radiofonici animeranno gli spazi del museo e di Palazzo della Ragione, con l’obiettivo di attrarre pubblici diversi per età e formazione e di costruire una rete sempre più ampia di collaborazioni a livello locale, nazionale e internazionale.
La mostra di Ana Silva: l’arte come denuncia e cura
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Dal 25 febbraio, inoltre, la Gamec presenta Eau, prima personale in un’istituzione italiana dell’artista angolana-portoghese Ana Silva. La mostra, allestita nello Spazio Zero, affronta uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l’accesso all’acqua.
Il progetto nasce anche grazie alla collaborazione con una rete di ricamatrici locali, coinvolte dall’artista nell’intervento su alcune opere tessili. Silva affida inizialmente i suoi disegni a ricamatori angolani – in Angola solo gli uomini possono utilizzare la macchina da cucire – per poi completare manualmente i lavori con decorazioni e applicazioni.
Attraverso il ricamo, linguaggio tradizionalmente legato alla cura e alla memoria, l’artista denuncia una realtà in cui l’acqua non è un diritto ma un privilegio. I tessuti industriali recuperati – spesso prodotti in massa per i mercati africani e poi trasformati in scarto – vengono risemantizzati, rallentando il tempo della produzione industriale e introducendo una dimensione manuale e corporea.
In mostra anche la serie O Fardo/Vestir Memórias, realizzata con sacchi di plastica e rafia usati per il trasporto di abiti dall’Europa all’Africa. Oggetti legati ai circuiti globali del consumo diventano superfici narrative su cui l’artista ricama figure, scene quotidiane e simboli, trasformando materiali associati allo scarto in strumenti di resistenza e ricostruzione.
An Orobic Journey: la montagna come lente sul presente
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An Orobic Journey libro
Il percorso culturale si estende anche al piano editoriale con An Orobic Journey. On Migratory Restlessness, Community, and Multispecies Geographies, volume pubblicato da Lenz Press e curato da Valentina Gervasoni e Lorenzo Giusti.
Il libro nasce come estensione autonoma del progetto “Pensare come una montagna – Il Biennale delle Orobie (2024-25)” e raccoglie saggi, conversazioni e narrazioni visive che interrogano criticamente i paradigmi dell’immaginario ecologico occidentale, mettendo in discussione categorie come natura, wilderness e paesaggio.
Oggi il volume è stato presentato in un incontro pubblico con Lorenzo Giusti e Valentina Gervasoni, insieme al naturalista e ornitologo Enrico Bassi e ad Alessandra Mignatti, studiosa di studi teatrali, per un confronto tra saperi scientifici, cultura e territorio.
La nuova App del museo
In occasione dell’avvio di “Pedagogia della Speranza”, la Gamec lancia anche una nuova App sviluppata da Hidonix Industries, con il contributo di Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e Unioncamere Lombardia, nell’ambito del bando InnovaCultura 2024 sostenuto dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.
Tra le funzionalità: mappe interattive indoor e outdoor, traduzione multilingue, videoguide in LIS, audioguide e audiodescrizioni, riconoscimento automatico delle opere e itinerari tematici dedicati alle collezioni e ai progetti del museo. L’App permette anche la visita da remoto, contribuendo alla sostenibilità ambientale grazie alla riduzione dei materiali stampati.
Con “Pedagogia della Speranza”, la Gamec rafforza così la propria identità di museo come spazio attivo e partecipativo, capace di farsi cassa di risonanza dei temi più urgenti del presente – dall’ecologia all’accesso alle risorse – e di intrecciare arte, educazione e comunità in un unico percorso condiviso.