Serve credere nel ribaltone. Provare a conquistare gli ottavi di Champions senza perdere mai l’equilibrio e pensando che le difficoltà andranno affrontate in (almeno) tre step: la gara va sbloccata, poi bisogna essere lucidi nella ricerca del raddoppio e alla fine va vinta nel “pezzo” di (doppia) gara che rimarrà. Con il risultato in parità.
Tutto questo, senza concedere alla formazione avversaria il fianco, come è invece successo l’anno scorso contro il Club Brugge. Dettaglio per nulla secondario e che rende la partita ancora più complicata.
Fin qui l’attesa, la presentazione delle sfaccettature di un match che partirà condizionato dal 2-0 subito una settimana fa in Germania, ma che non è affatto chiuso. Almeno non prima di iniziare. Perché alle 18.45 si scende in campo e lì non contano i numeri e le previsioni, da quel momento in avanti comandano il terreno di gioco, i ragazzi che lo calcano e le capacità che metteranno al servizio della squadra per raggiungere il risultato. Non è un caso se Palladino ha chiesto di crederci e di provarci.
La Champions League non è una competizione dove vincono solo i nomi e i club più blasonati. Certo, più vai avanti e maggiori sono le possibilità delle grandi squadre di arrivare in fondo rispetto a quelle del Bodo (con tutto il rispetto dei norvegesi, che hanno vinto meritatamente a Milano), ma in questo momento i valori ancora si pareggiano. E determinano il risultato.
L’Atalanta deve andare alla ricerca esattamente di questo. Per 90 minuti più recupero, il resto poi si decide sul manto erboso. Lì bisogna crederci fino all’ultimo respiro.