Giovedì 5 marzo

Alessandro Bergonzoni torna al Donizetti con “Arrivano i Dunque”

Rappresenta il seguito ideale di "Trascendi e Sali", già applaudito a Bergamo nel 2021

Alessandro Bergonzoni torna al Donizetti con “Arrivano i Dunque”

Giovedì 5 marzo alle 20.30 il Teatro Donizetti di Bergamo ospita il ritorno sulle scene cittadine di Alessandro Bergonzoni, protagonista della rassegna “Altri Percorsi” promossa dalla Fondazione Teatro Donizetti. L’attore e autore bolognese, classe 1958, porta in scena Arrivano i Dunque (Avannotti, Sole blu e la storia della giovane Saracinesca)”.

Spettacolo: un funambolo delle parole

Scritto, diretto e interpretato dallo stesso Bergonzoni – che firma le scene insieme a Riccardo Rodolfi – lo spettacolo è prodotto dal Teatro Carcano e ha una durata di un’ora e 45 minuti, senza intervallo. I biglietti sono acquistabili al costo di 30 euro (intero) e 24 euro (ridotto).

“Arrivano i Dunque” rappresenta il seguito ideale di “Trascendi e Sali”, già applaudito a Bergamo nel 2021. Più che una semplice pièce teatrale, si configura come un luogo scenico multifunzionale in cui l’artista prosegue la propria ricerca tra linguaggio, arte e impegno civile, territori che negli ultimi anni lo hanno visto intervenire anche nel dibattito sociale e culturale.

Crealtà: reinventare il presente

Accanto alla consueta e inconfondibile scrittura comica, fatta di giochi linguistici, neologismi e cortocircuiti semantici, emerge in questo nuovo lavoro un’altra cifra tipicamente bergonzoniana: la “Crealtà”. Un termine coniato dallo stesso autore per indicare la necessità di ricreare la realtà, di superare ciò che non basta più e di reinventarlo quotidianamente, nella tensione verso un futuro più accogliente e orientato alla pace.

Un pensiero che si fa parola nuova e che diventa dichiarazione poetica e morale, spingendo lo spettatore a guardare oltre l’apparenza, fino a nuove percezioni e significati.

«Un’asta dei pensieri»

Così Bergonzoni presenta il suo spettacolo: «Un’asta dei pensieri. Cerco il miglior (s)oferente per mettere all’incanto il verso delle cose: magari d’uccello o di poeta». E ancora: «Parto dallo sproposito, per la rifusa, con la congiuntivite, varco il fraintendere, fino all’unità dismisura».

Il suo è un flusso ininterrotto di immagini e associazioni che attraversano arte e filosofia, ironia e spiritualità, in un linguaggio volutamente spiazzante. «Il tempo stringe – afferma – non è sempre abbraccio, ma corda o lenzuolo. Basta affacciarsi sul precipizio».

Uno spettacolo che si muove tra paradosso e riflessione, in un “tealtro” – come lo definisce lui stesso – dove nulla accade senza il coinvolgimento di tutti.