I grandi cantieri delle ferrovie in città sono un po’ come la giostra dei seggiolini volanti. Si muovono solo se quello dietro spinge quello davanti, ma alla fine del giro si torna sempre allo stesso punto.
Occorre scomodare i principi dell’inerzia di Newton per cercare di capire quanto sta accadendo ai lavori del raddoppio ferroviario Bergamo–Ponte San Pietro e al treno per Orio. I cantieri sono tutt’altro che in linea col cronoprogramma. Così Comune e Regione hanno deciso di premere su Rfi (Reti ferroviarie italiane) perché a sua volta spinga sull’impresa appaltatrice. Con l’obbiettivo di liberare quanto prima la città dalle ingombranti attività e evitare che lo sforamento metta a repentaglio finanziamenti e opere.
Rfi preme sull’impresa
I lavori, ha certificato Rfi, sono in ritardo. Peraltro, aveva detto lo stesso anche nel dicembre scorso. Le Ferrovie stanno facendo pressione sull’azienda, la D’Agostino Costruzioni generali di Avellino, perché recuperi il tempo perduto. Dopo i ripetuti solleciti, Rfi ha reso noto che «nel mese di febbraio ha proceduto nei confronti dell’appaltatore con azioni contrattuali perentorie, al fine di forzare lo stesso ad attuare soluzioni organizzative ed operative finalizzate a garantire la prosecuzione dei lavori senza ulteriori allungamenti dei tempi».
Il rispetto delle scadenze, d’altronde, è determinante. Le opere sono finanziate dal Pnrr. E devono terminare entro la fine dell’anno. Pena l’addio a una parte dei finanziamenti. In ballo ci sono 460 milioni di euro. L’impresa, ai primi dicembre, ha promesso di raddoppiare la forza lavoro sul cantiere. E più volte, si è detta «sicura di riuscire a stare nei tempi». Frase che ha fatto venire brividi amarcord al Comune di Bergamo, scottato dalla vicenda Gamec.
La politica preme su Rfi
Intanto la politica, per quanto può, preme su Rfi. Palafrizzoni da tempo è in pressing sulle Ferrovie. Ma è come fare il solletico a un gigante. Rfi, che è la stazione appaltante, ha i suoi tempi, le sue liturgie, impiega le aziende che ritiene opportuno. E campa cavallo se, per forza di cose, speri di smuovere il moloch. Palazzo Frizzoni ci ha provato più volte, con esiti scarsi. L’assessore comunale alla Mobilità Marco Berlanda per evitare il patatrac viario di San Bernardino fin dall’inizio ha chiesto tempi celeri e il rispetto del cronoprogramma. E lo stesso ha fatto la sindaca Elena Carnevali. Com’è finita, lo stiamo vedendo (…)