Il settore chimico sta attraversando una fase di forte difficoltà e i segnali della crisi si fanno sentire anche a Bergamo e provincia. A lanciare l’allarme è stata la Filctem Cgil Bergamo, la quale ha richiamato l’attenzione sulle criticità di diverse aziende del comparto, cominciando dalla vertenza degli stabilimenti della 3V Sigma di Mozzo e Grassobbio.
Dopo lo sciopero i sindacati hanno incontrato la direzione
Dopo lo sciopero di martedì 25 novembre negli stabilimenti bergamaschi della 3V Sigma, la quale ha registrato un’adesione vicina all’ottanta per cento tra i lavoratori dei siti di Grassobbio e Mozzo, i rappresentanti di Cgil, Cisl e Rsu hanno incontrato l’azienda, per un aggiornamento sulla situazione.
Allarme del sindacato
Sara Nava, segretaria generale della Filctem Cgil Bergamo, ha affermato che ciò che stiamo vedendo sul nostro territorio non è un episodio isolato. Infatti anche a Bergamo sono emersi segnali molto preoccupanti che hanno visto aziende in difficoltà, il ricorso alla cassa integrazione ed incertezze sul futuro produttivo in un settore che per anni è stato solido.
Il sindacato ha poi sottolineato anche come la chimica di base rappresenti un pilastro dell’economia provinciale. In provincia di Bergamo gli addetti del comparto sono all’incirca 5mila, un dato che conferma il peso strategico del settore.
«Se entra in crisi la chimica di base – evidenzia la Filctem – il rischio è che venga messo in discussione l’intero sistema manifatturiero», considerato che le sue applicazioni spaziano dall’alimentare al tessile e dalla plastica all’automotive.
Crisi che parte dall’Europa
La situazione locale si inserisce in un quadro europeo già compromesso. Negli ultimi due anni l’industria chimica del continente ha perso circa il 9% della capacità produttiva, con una stima di 20mila posti di lavoro diretti cancellati e ripercussioni significative sull’indotto.
Tra le principali cause indicate dal sindacato figurano il costo dell’energia, più elevato rispetto ai principali competitor internazionali, la concorrenza degli Stati Uniti e la pressione della Cina, accusata di immettere sul mercato prodotti a prezzi di dumping.
Le richieste a Bruxelles
Il 5 febbraio 2026 IndustriAll Europe è scesa in piazza a Bruxelles, con la partecipazione anche della Filctem Cgil, per chiedere misure concrete a sostegno del settore. Tra le proposte avanzate: un ammortizzatore sociale europeo per gestire le crisi industriali, regole più stringenti sull’utilizzo dei fondi pubblici, investimenti per ridurre i costi energetici e un piano di rilancio della produzione europea.
Critiche al Governo
«La competitività non può essere costruita sul ribasso dei salari o sulla precarizzazione – sottolinea Nava. – Per difendere anche l’industria bergamasca servono qualità, contrattazione e tutela dell’occupazione. La transizione va governata, puntando su formazione e riqualificazione».
Non manca una valutazione critica sull’azione del Governo nazionale: «Si continua ad attaccare l’Europa senza mettere in campo una vera politica industriale – conclude la segretaria. – Le crisi vengono gestite con gli ammortizzatori sociali, ma senza pretendere impegni concreti dalle imprese e senza investimenti pubblici strutturali. Così si rischia di lasciare soli territori industriali come il nostro».