la replica

Alluvione del 2024, la sindaca fa chiarezza su gestione e destinazione dei fondi raccolti

Carnevali risponde a un'interrogazione dei consiglieri di minoranza, che chiedevano di fare luce sull'utilizzo della somma di 911 mila euro raccolta

Alluvione del 2024, la sindaca fa chiarezza su gestione e destinazione dei fondi raccolti

Cinque mesi dopo l’interrogazione a firma dei consiglieri di minoranza (Andrea Pezzotta, Antonio Deleuse Bonomi, Danilo Minuti, Luca Nosari, Giulia Ceci, Alessandro Carrara, Alberto Ribolla, Ida Tentorio, Arrigo Tremaglia, Cristina Laganà e Filippo Bianchi), la sindaca Elena Carnevali risponde.

Cosa chiedevano i consiglieri nell’interrogazione?

L’interrogazione, datata 12 settembre 2025, chiedeva chiarimenti in merito alla gestione e alla destinazione delle risorse raccolte attraverso il “Fondo di solidarietà per l’alluvione del 9 settembre 2024”, pari a poco più di 911 mila euro, grazie al contributo di Comune, privati, fondazioni, imprese e altri enti.

Nel dettaglio, i consiglieri chiedevano quali fossero i criteri adottati per la valutazione delle 182 istante pervenute e per la quantificazione degli importi liquidati alle 159 domande accolte e quali siano state le motivazioni per l’esclusione delle 23 non ammesse.

Chiedevano, inoltre, su quale base giuridica e in forza di quali valutazioni politico-amministrative sia stata assunta la decisione di destinare l’intera somma residua (330 mila euro) al recupero del campo sportivo della parrocchia S. Antonio di Valtesse, anziché prevedere una diversa allocazione a diretto beneficio dei soggetti alluvionati.

Ultimo quesito: per quali ragioni non si sia ritenuto possibile o opportuno procedere a un riparto integrativo delle risorse residue in favore dei beneficiari già liquidati, ovvero riaprire i termini per sanare eventuali vizi formali delle domande respinte e se l’amministrazione avesse effettuato una valutazione del rischio legale e finanziario derivante dalla scelta di destinare i fondi residui a un progetto specifico.

La risposta della sindaca Carnevali

Fatta questa premessa, la sindaca ha risposto a quanto chiesto dal gruppo consigliare. «In merito al primo quesito, si precisa che in sede di costituzione del fondo sono stati definiti i criteri per erogare i contributi, in accordo con la Fondazione Comunità Bergamasca e tenendo conto della prospettiva di un sostegno anche da parte di Regione Lombardia. I criteri specifici, dettagliati e oggettivi sono stati individuati nell’apposito “Bando spese di primissima necessità – Fondo di solidarietà per l’alluvione del 9 settembre 2024” pubblicato sui siti istituzionali del Comune e della Fondazione».

Delle 23 domande non ammesse, Carnevali specifica: «Cinque erano duplicati di una domanda già presentata, tredici per mancanza di requisiti di ammissibilità della spesa, cinque per incompleta documentazione». Spiega inoltre che le risorse avanzate sono andate al progetto di recupero del campo sportivo in quanto «impianto gravemente danneggiato dall’evento alluvionale del 9 settembre 2024» e che «riveste una forte valenza sociale, non solo nel quartiere, quale centro di aggregazione giovanile».

La sindaca fa il punto anche sul quarto quesito. «Il mancato accoglimento di un limitato numero di domande, tredici, non è motivato da ragioni formali ma di natura sostanziale. Ammettere e finanziare spese non previste dal bando solo per singoli casi non sarebbe stato giuridicamente corretto e avrebbe richiesto di approvare un nuovo bando. Questa prospettiva, pur presa in considerazione, avrebbe esposto l’operazione al rischio di ricevere un numero di nuove domande per un valore complessivo molto superiore alle risorse residue. Anche considerando che le diverse tipologie di spese non ammesse erano più onerose e potenzialmente riconducibili all’esito della procedura Rasda con importi totali stimati di circa 30 milioni».

Conclude parlando dei rischi legali: «Tutte le domande ricevute sono state istruite con cura e facendo ampio utilizzo del “soccorso istruttorio”, senza considerare la decisione di prorogare i termini, sempre al fine di favorire la massima partecipazione; non si ravvisano, quindi, posizioni giuridiche qualificabili come diritti soggettivi o interesse legittimi esposti al rischio di pregiudizi economici, meno che mai tali posizioni possono configurarsi in relazione alla scelta relativa alle ipotesi di utilizzo dei fondi residui. In questo senso, l’unico parametro seguito nel decidere l’utilizzo degli stessi è stato la tutela di un interesse pubblico, ossia il recupero di un impianto sporetivo di quartiere, danneggiato dall’evento alluvionale».