L'editoriale di Jacobelli

Emozioni e gol all’Olimpico. E Palladino ha trovato conferma della qualità della sua rosa

Rispetto al mortorio di Como-Inter, soporifera saga della noia, la seconda semifinale di Coppa Italia è stata di tutt'altro tenore

Emozioni e gol all’Olimpico. E Palladino ha trovato conferma della qualità della sua rosa

di Xavier Jacobelli

Chiamata a cancellare la pessima prova di Torino, nell’acquario dell’Olimpico la Lazio ha mostrato di avere un’anima, ma ha dovuto fare i conti con l’irriducibile Atalanta che, a sua volta, ha subito archiviato come incidente di percorso la sconfitta con il Sassuolo.

Per due volte la Lazio è andata in vantaggio, con il delizioso tocco sotto di Dele-Bashiru e il guizzo di Dia, lesto ad approfittare dell’errore di Pasalic. Per due volte, la squadra di Sarri è stata subito rimontata da una Dea dal carattere forte, grazie proprio a Pasalic, al gol n.67 in nerazzurro, e a Yunus Musah, al secondo gol consecutivo dopo avere rotto il ghiaccio al Mapei.

Annotazione significativa: negli ultimi quattro anni, Musah aveva segnato soltanto una volta, con la maglia della Nazionale Usa; adesso, nel marzo decisivo della stagione atalantina, il ventitreenne centrocampista sta diventando sempre più importante sullo scacchiere di Palladino.

Rispetto al mortorio di Como-Inter, soporifera saga della noia, la seconda semifinale di Coppa Italia è stata di tutt’altro tenore, regalando emozioni e gol. Nel primo tempo, la rete annullata a Krstovic per il fuorigioco di Zappacosta e la traversa colpita da quest’ultimo, l’uomo più in forma del gruppo bergamasco che a Roma non aveva De Ketelaere, Ederson e Raspadori. Nella ripresa, quattro gol e un confronto agonisticamente vibrante, tuttavia sempre tenuto egregiamente sotto controllo da Manganiello.

Sarri aveva chiesto ai biancocelesti di reagire alla brutta prova con il Toro, che aveva avuto ragione di un’avversaria sconfortata e sconfortante. Così è stato, proprio nell’occasione tanto rilevante di una stagione tormentosa, preceduta dalla consueta bufera dialettica scatenata da Lotito. Il secondo gol stagionale firmato Dia è un segnale di speranza per un attacco che in campionato è andato a bersaglio 26 volte in 27 giornate, facendo meglio solo di Verona, Pisa, Lecce e Cremonese, invischiate nella zona B con la Fiorentina.

Dal canto suo, Palladino, l’unico allenatore in lizza su tre fronti (ottavi di Champions con il Bayern; rincorsa alla prossima Champions in campionato e Coppa Italia), ha trovato conferma della qualità di un organico capace di sopperire alle tre assenze eccellenti di cui sopra. Non è un caso che l’azione del 2-2 si sia sviluppata sull’asse Sulemana-Musah, subentrati il primo a Samardzic, il secondo a de Roon. Un ghanese, un americano, un serbo e un olandese riuniti sotto il motto orobico riassumibile in due parole: mòla mia. Non serve traduzione.