Il famoso “effetto farfalla” (il batter d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas) è spesso visibile nell’economia: succede qualcosa a migliaia di chilometri di distanza da noi, ma ne paghiamo (letteralmente) le conseguenze qua.
È quello che sta succedendo con i prezzi di benzina e diesel in questi giorni dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran. In realtà, le conseguenze non dovrebbero essere immediate, ma nei fatti lo sono, con le compagnie che non hanno perso un secondo prima di ritoccare verso l’alto i prezzi, che dal 2 marzo hanno iniziato la loro salita.
I rincari al distributore
Come riportato da Staffetta Quotidiana, il 3 marzo il Brent ha chiuso sopra gli 80 dollari e la quotazione del gasolio ha sfondato quota mille dollari la tonnellata (massimi da ottobre 2023). Di giorno in giorno, i distributori si adeguano. Alla sera di martedì, il diesel registrava un aumento di 4,5 centesimi al litro, la benzina di 3,7 centesimi.
La mattina successiva, a Bergamo città, il prezzo al litro della benzina in modalità self service andava da un minimo di 1,619 euro a un massimo di 1,779; il prezzo al litro del gasolio in modalità self, invece, oscillava da un minimo di 1,649 euro a un massimo di 1,929. Ovviamente, la modalità “servito” presentava prezzi ancora più alti, superando addirittura quota 2 euro a litro per il gasolio in alcuni casi.
A L’Eco di Bergamo, il presidente dei benzinai Figisc Confcommercio Bergamo, Renato Mora, ha spiegato che «la situazione è indecifrabile. Anche per noi è un grande problema capire che cosa succederà nei prossimi giorni». Difficile però immaginare un ribasso, vista anche la chiusura dello stretto di Hormuz che ha interrotto la rotta commerciale delle navi di gas e di greggio (da lì passa circa il venti per cento del petrolio mondiale…). È bene precisare che i gestori delle pompe, in questo contesto, hanno pochissimo potere: i prezzi sono di fatto imposti dalle compagnie petrolifere.
In arrivo aumenti anche sul gas
E non ci sono buone notizie neppure sul fronte del gas. A inizio settimana, il Qatar ha chiuso il più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo, con ovvie conseguenze su scala globale. L’indice Ttf di Amsterdam, cioè il punto di riferimento per il prezzo del gas in Europa, è salito del 22 per cento in pochissime ore, toccando quota 54,3 euro al Megawattora. Sommando questo aumento (riscontrato il 3 marzo) a quello del giorno precedente, si parla di un più 53 per cento (…)