disagio psichico

A Bergamo ci sono sempre più “matti” in giro, un pericolo per loro e per noi

Se compiono violenze vengono arrestati anziché aiutati perché le strutture di cura sono piene e finanziate con tariffe ferme a trent’anni fa. Gli inquietanti fatti di cronaca

A Bergamo ci sono sempre più “matti” in giro, un pericolo per loro e per noi

L’uomo che ha tentato di rapire una bambina di un anno e mezzo all’ingresso dell’Esselunga di via Corridoni “strappandola” dalle mani della madre; la donna che, sabato 28 febbraio, ha assalito in via della Boccola, senza alcun motivo, l’auto su cui viaggiavano madre e figlia, colpendo ripetutamente la vettura con un manubrio da palestra fino a sfondare il parabrezza; il 19enne arrestato nei giorni scorsi per reiterate violenze alla madre e una serie di molestie e minacce a danni di studenti e studentesse di diverse scuole della città. È un breve e non esaustivo elenco di fatti di cronaca avvenuti recentemente a Bergamo con protagoniste persone vittime di evidenti squilibri psichici e fragilità mentali, spesso già note alle autorità.

La valutazione del cosiddetto “uomo di strada”, ovvero che ci sono sempre più “matti” in giro, per quanto cinica rappresenta purtroppo lo stato dei fatti. Non si parla di delinquenti, di soggetti dediti alla criminalità o vittime di dipendenze croniche (da droga o alcol), ma di persone malate, che più che un percorso di rieducazione avrebbero bisogno di un percorso di cura, di affiancamento e supporto quotidiano per poi valutare un reinserimento sociale.

Un lavoro che, per forza di cose, non possono prendersi in carico le forze dell’ordine e che anche le tante, encomiabili realtà del terzo settore o i servizi di bassa soglia comunali faticano a svolgere e gestire.

La carenza di luoghi di cura

Nel dibattito incentrato sulla sicurezza che si è tenuto il 2 marzo durante il Consiglio comunale, la sindaca Elena Carnevali ha spiegato come una delle difficoltà, quando si parla di prevenzione, sia anche quella della scarsità di luoghi «di cura e accoglienza, che purtroppo non ci sono più o ce ne sono molto pochi. Quando trovi disponibilità, questi posti si saturano molto velocemente e i percorsi di cura e reinserimento sono solitamente molto lunghi».

Tradotto: quando questi soggetti vengono fermati, non c’è un posto dove metterli, dove seguirli, dove aiutarli. E negli anni la situazione s’è acuita, dato che le persone fragili – per vari motivi e contesti sociali ed economici – sono aumentate, creando di conseguenza anche maggiori problemi di cosiddetto ordine pubblico.

Tariffe ferme a trent’anni fa

Le strutture a cui si fa riferimento sono (…)

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