Terzo posto

MasterChef Italia 15, il bergamasco Matteo Rinaldi si è fermato a un passo dalla finalissima

L'aspirante chef di Boltiere ha conquistato il bronzo, non riuscendo tuttavia a proporre il suo personale menu ai tre giudici

MasterChef Italia 15, il bergamasco Matteo Rinaldi si è fermato a un passo dalla finalissima

L’ultima puntata di MasterChef Italia 15, andata in scena ieri (giovedì 5 marzo), ha tenuto incollati allo schermo su Sky Uno molti italiani e, soprattutto, molti telespettatori della provincia di Bergamo. Nella finale della 15ª edizione del celebre cooking show, infatti, il concorrente Matteo Rinaldi, 32 anni di Boltiere, si è fermato a un passo dall’ultimo duello, chiudendo la sua avventura al terzo posto.

Il podio della finale

Matteo Rinaldi (al centro) in balconata durante la finalissima

La finalissima del programma, che vede come giudici gli chef Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli (il cui cognome ha origini valdimagnine), ha visto trionfare Matteo “Teo” Canzi, 23enne lecchese studente di Economia.

Nel duello conclusivo, Canzi ha avuto la meglio su Carlotta Bertin, 25 anni e originaria di Biella. Per il concorrente bergamasco il percorso si è invece concluso poco prima dello scontro finale, nella fase decisiva della serata. Quindi ha guardato la finalissima dalla balconata insieme agli altri ex compagni d’avventura.

Le origini e la passione per la cucina

Nato a Bergamo da madre originaria di Noto e padre di Salerno, Rinaldi ha spesso raccontato nel corso del programma di non sentirsi legato a un solo luogo. Le sue radici, sparse tra Nord e Sud Italia, rappresentano per lui una ricchezza e una libertà.

La passione per la cucina è nata molto presto: a soli 12 anni, durante un periodo difficile della sua adolescenza, inizia a rifugiarsi tra i fornelli per riempire il tempo. Anche la tradizione familiare, soprattutto dal lato paterno legato alla ristorazione, contribuisce ad alimentare questa passione.

Nel programma ha spesso riassunto la sua motivazione con una frase diventata quasi un mantra: «Ho la necessità di dimostrare che valgo qualcosa». Il suo sogno è aprire un giorno una piccola bakery in stile francese, con pochi posti a sedere.

 

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Dalla grafica alla cucina

Diplomato in Grafica e Comunicazione e laureato in Design della Comunicazione, Rinaldi lavora come graphic designer. La cucina, però, è sempre rimasta una passione forte, tanto da spingerlo a mettersi alla prova nel talent culinario: «Per esser qui ho lasciato anche il lavoro», aveva rivelato Matteo.

Il bergamasco non si è fatto conoscere solamente per il suo talento, ma anche per un’altra particolarità: gli aneddoti e curiosità, sempre diversi, che snocciola a giudici e pubblico. Tanto da diventare una rubrica fissa chiamata “Lo sapevate che”, presente perfino nel gioco FantaMasterChef, ispirato al più famoso Fantacalcio, in cui gli spettatori “scommettono” su cosa accadrà durante il programma.

 

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Un percorso solido in Masterclass

Nel corso delle puntate, Rinaldi ha dimostrato grande solidità, soprattutto nelle prove tecniche. Tra i risultati più significativi ci sono la vittoria dell’”Invention Test overnight” dedicato alla panificazione e dell’”Invention work in progress” con la cucinata a sei mani dei giudici.

Inoltre, è entrato tre volte tra i migliori della Mystery Box e ha superato senza eliminazioni ben sei Pressure Test, confermando una notevole capacità di gestione della pressione.

Lo abbiamo visto anche affrontare uno dei vari Invention Test dove si sono viste altre tinte bergamasche nel programma. Protagonista della prova è infatti stata… la polenta. O meglio, i diversi tipi di farina con cui è possibile fare la polenta.

Il 1° gennaio, nella cucina del talent culinario, il concorrente ha difeso con successo il suo grembiule bianco, superando una puntata intensa fatta di prove tecniche, scelte coraggiose e lavoro di squadra.

In uno dei vari Skill Test l’aspirante chef di Boltiere ha difeso il grembiule bianco con un piatto ispirato alle sue radici siciliane. Infine a metà gennaio si è guadagnato il titolo di capitano nella prova in esterna. Pur non riuscendo a battere la squadra concorrente, la sua cucina ha convinto i giudici e Matteo resta in gara.

Lo stop nella finale

Nella serata conclusiva il suo percorso si è però complicato. Nella Mystery Box ha presentato un piatto giudicato molto buono ma non perfettamente equilibrato. Lo chef Norbert Niederkofler ha apprezzato l’olio di porri, segnalando però una brasatura del pesce non del tutto riuscita. Anche Giorgio Locatelli ha riconosciuto la buona cottura, sottolineando tuttavia un kefir troppo presente rispetto alla glassa, con proporzioni da rivedere.

Nel successivo Invention Test Rinaldi ha portato il piatto intitolato Coraggione – Non vo’ a ca’ mia, una tartare di coregone su crema di daikon e patate. Ancora una volta i giudici hanno apprezzato l’idea, ma Antonino Cannavacciuolo ha notato due tagli diversi e non perfettamente netti nella preparazione. Un dettaglio tecnico che si è rivelato decisivo: per il concorrente bergamasco è arrivata l’eliminazione, concludendo l’avventura a un passo dalla finale a due.