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Giacomo Bonaventura si ritira: «A Bergamo sono cresciuto, l’Atalanta mi ha formato»

A 36 anni, Jack dice stop al calcio giocato. Dopo la Dea le esperienze tra Milan, Fiorentina e Nazionale: «È stato un viaggio bellissimo»

Giacomo Bonaventura si ritira: «A Bergamo sono cresciuto, l’Atalanta mi ha formato»

Giacomo Bonaventura, per tutti “Jack” e “Giacomino” per il tifo bergamasco, ha annunciato il proprio ritiro dal calcio giocato con un video su Instagram. Davanti alla telecamera, tre sciarpe appese al muro: Atalanta, Milan, Fiorentina. Trentasei anni, 380 partite in Serie A, una carriera costruita con continuità e pochi clamori. «Non ho mai iniziato a giocare a calcio per diventare qualcuno – ha spiegato -. Ho iniziato perché, con un pallone tra i piedi, mi sentivo libero».

 

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Le radici bergamasche

La carriera di Bonaventura è cominciata proprio a Bergamo. L’Atalanta lo ha portato nel suo settore giovanile, dove è cresciuto sotto l’ala di Mino Favini. “Giacomino” è cresciuto svolgendo la trafila del vivaio fino a esordire in Serie A nel 2008. Poi i prestiti in Serie C tra Pergocrema e Padova, prima del ritorno a Bergamo nel 2010 con la squadra in Serie B. Nove gol in 31 presenze, protagonista della promozione. In totale 135 presenze in nerazzurro.

«Quando ho esordito in Serie A ho cominciato a credere che forse avrei potuto fare carriera – ha ricordato -. A Bergamo sono cresciuto, l’Atalanta mi ha formato. Disciplina, duro lavoro, umiltà».

Milan, Fiorentina, Arabia e Nazionale

Nell’estate del 2014 il passaggio al Milan, nelle ultime ore di mercato. Sei anni, 184 presenze, 35 gol e la Supercoppa Italiana 2016 contro la Juventus, con Bonaventura protagonista: segna il pareggio e uno dei rigori decisivi. Sui suoi anni migliori non ha dubbi: «Penso il primo o il secondo anno col Milan. Sprazzi però ne ho avuti anche con Atalanta e Fiorentina».

Dal 2020 quattro stagioni a Firenze, tre finali perse tra Coppa Italia e Conference League. Poi la stagione all’Al-Shabab in Arabia Saudita, prima della decisione di smettere. «Riyadh, un’esperienza unica. Amici nuovi, una cultura diversa che mi ha arricchito come uomo».

Con la Nazionale ha collezionato 18 presenze. Nell’ottobre 2023, a 34 anni e 53 giorni, il gol contro Malta lo ha reso il marcatore più anziano a segnare la prima rete con la maglia azzurra. «La Nazionale è qualcosa di speciale. Non si può spiegare a parole: si sente».

Il ritiro

Il segnale che era arrivato il momento lo descrive con chiarezza: «Quando non senti più il fuoco dentro, quello è il momento. Inutile continuare a giocare, trascinandosi e non divertendosi più». Su come vuole essere ricordato: «Come un appassionato di calcio, che ha lavorato tanto cercando di dare il meglio, senza scorciatoie o furbizie».

Ora si prenderà del tempo con la famiglia. Sul futuro nel calcio, apre alla possibilità del corso da allenatore: «Mi sembra il ruolo più adatto a me, come carattere».