di Xavier Jacobelli
Come un uragano, il Gigante Bayern si è abbattuto sull’Atalanta e l’ha spazzata via. Ai bergamaschi è andata pure bene, perché il 6-1 finale non ha rispecchiato appieno la schiacciante superiorità tedesca. Se non ci fossero state almeno tre grandi parate di Carnesecchi, il passivo sarebbe stato ancora più pesante, facendo impallidire il 5-0 firmato dal Liverpool all’allora Gewiss Stadium, addì 3 novembre 2020, allenatore Gasperini, tripletta dell’indimenticabile Diogo Jota, poi Salah e Mané.
La corazzata di Kompany ha castigato l’iniziale peccato di spregiudicatezza che Palladino si è concesso con l’inusitato 4-4-2, schierando dal primo minuto Scamacca e Krstovic per la prima volta insieme da titolari, con Sulemana e Zalewski sulle ali. Un atto di coraggio presto rivelatosi suicida.
Gnabry ha fatto dannare Kolasinac, Diaz ha portato a spasso Hien; sulle fasce, gli sforzi di Bernasconi e Zappacosta sono stati vani. Capita l’antifona, subito è entrata in azione l’infernale macchina da gol bavarese (134 reti stagionali; in campionato, differenza +68 ). Il Bayern ha colpito tre volte nei 25 minuti iniziali (prima Stanisic, l’ex Bayer che Lookman aveva fatto impazzire nella notte di Dublino; poi il fenomenale Olise, quindi l’incontenibile Gnabry), chiudendo praticamente lì la partita.
Ma il peggio per la Dea doveva ancora venire. Nella ripresa, inutilmente Palladino ha rimescolato le carte: fuori subito Scamacca, dentro Djimsiti e di nuovo difesa a tre. Jackson, ancora Olise e Musiala hanno reso schiacciante la lezione dei panzer che hanno spianato i nerazzurri. Il loro onore è stato salvato dall’ammirevole Pasalic, al gol n.68, grazie al quale ha agganciato Muriel al terzo posto nella classifica assoluta dei marcatori atalantini.
Magrissima consolazione per uno dei pilastri della squadra cui lo sportivissimo pubblico dell’Arena, che già aveva applaudito il Bayern sul 4-0, dopo il 6-1 ha tributato battimani scroscianti ai propri giocatori, intuendo il dramma sportivo che stavano vivendo e rincuorandoli con una corale, straordinaria dimostrazione d’affetto.
Unica squadra italiana in lizza negli ottavi di Champions, dopo avere battuto Marsiglia, Chelsea, Eintracht Francoforte nel girone e avere eliminato il Borussia Dortmund nei play-off, l’Atalanta si è arresa nel modo sbagliato a una delle formazioni più forti del mondo. Ci può stare, ma est modus in rebus, c’è modo e modo di sventolare bandiera bianca. Dopo questo tremendo 6-1, si presume che, sia pure già eliminata, il 18 marzo all’Allianz Arena giocherà la vera Dea. Non quella vista a Bergamo in una notte da tregenda.