Agghiacciante

Studente bergamasco aggredito in Messico, a Guadalajara: «Sono un miracolato»

Emilio Previtali era al cimitero durante i funerali del superboss El Mencho, per semplice curiosità. Preso dai narcos, è stato picchiato a sangue

Studente bergamasco aggredito in Messico, a Guadalajara: «Sono un miracolato»

Emilio Previtali, 22 anni, studente bergamasco di Economia aziendale, da due settimane era in Messico, a Guadalajara, capitale dello stato di Jalisco, per il semestre universitario all’estero. Giorni funestati da violenze in tutto il Paese dopo l’uccisione da parte dell’esercito messicano, avvenuta il 22 febbraio, del superboss dei narcos “El Mencho”, capo del cartello “Nueva Generacion”.

Emilio Previtali, appassionato di fotografia e mosso dalla curiosità, lunedì 2 marzo, dopo la lezione, ha avuto l’idea di «dare un’occhiata» al vicino cimitero Recinto della Pace, a Zapopan, una città di un milione e mezzo di abitanti nell’area metropolitana di Guadalajara, per scattare qualche immagine dei funerali del superboss, che qui aveva la sua base.

«C’era tantissima polizia ma si poteva passare, essendo un luogo pubblico – ha raccontato a L’Eco di Bergamo e alla Repubblica -. Insieme ad altri curiosi ero a circa trecento metri dalla bara dorata, molto lontano, senza disturbare. A un certo punto sono arrivati tre bodyguard dei narcos, vestiti di nero. Hanno iniziato a chiedere a tutti di vedere i cellulari e di cancellare le foto. Io non parlo spagnolo, ma ho cercato di spiegare che il mio telefono era a casa e che ero un semplice studente italiano. Non avevo fatto nulla di male, avevo solo provato a fare una foto con la macchina, poi riposta nello zaino, molti minuti prima che arrivassero i narcos. Loro continuavano a chiedermi dove fosse il mio cellulare, cosa ci facevo lì. Io non capivo bene, sono andato nel panico, mi sono spaventato, avevo paura».

Lo studente bergamasco continua: «In pochi attimi la situazione è degenerata. Mi hanno assalito e preso a pugni e calci e me li sono trovati sopra. Io mi sono buttato nell’erba, ci siamo un po’ azzuffati, mi è sembrata un’eternità».

Emilio ne è uscito con la faccia piena di sangue e (…)

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