Pallone d'Oro 2026

Capitan Flavio Cottini, da sempre all’Oratorio Albino: «Ho preferito seguire il cuore, qui è come una famiglia»

Il secondo candidato alla nostra iniziativa per la Seconda e Terza Categoria è il difensore e veterano della formazione seriana, dove gioca sin da bambino

Capitan Flavio Cottini, da sempre all’Oratorio Albino: «Ho preferito seguire il cuore, qui è come una famiglia»

Ci sono giocatori che cambiano squadra ogni anno, seguendo i soldi o la categoria. E poi ci sono quelli che restano. Per scelta, per appartenenza, per qualcosa che va oltre il calcio. Flavio Cottini è uno di questi ultimi: difensore centrale classe 1988, biancazzurro dalla scuola calcio fino a oggi, capitano dell’A.S.D. Oratorio Albino. «Sono a casa – dice semplicemente – e sono trattato come uno di famiglia».

Il 37enne è il secondo candidato (QUI il primo) al Pallone d’Oro 2026 Seconda e Terza Categoria di PrimaBergamo, l’iniziativa con cui vogliamo accendere i riflettori sul calcio dilettantistico dei nostri Comuni e premiare non solo i migliori in campo, ma chi sa rappresentare con passione e valori lo sport che amiamo. Ogni settimana troverete una nuova storia sul giornale in edicola, con il coupon da ritagliare e consegnare in redazione (via Tasso 58, Bergamo) o nei punti di raccolta sul territorio. Per candidare un giocatore: redazione@primabergamo.it oppure WhatsApp al 3500282362, indicando nome, club e un recapito.

Difensore, papà, insegnante

Cottini è prima di tutto un uomo con le radici piantate nel territorio. Insegnante di educazione motoria alla scuola primaria San Giuseppe di Alzano Lombardo, istruttore di fitness e libero professionista nel benessere fisico a domicilio. A casa lo aspettano la moglie Serena e le figlie piccole Anna ed Emma.

In campo, nonostante l’età che avanza, è sempre l’ultimo a mollare. Quest’anno ha già segnato sei gol – record personale – da difensore centrale. «Per un difensore è già un bel bottino. Ma se il Flavio di vent’anni fa avesse visto uno di quasi quaranta davanti a tutti in allenamento, avrebbe detto: se ce la fa lui, perché non devo farcela io?».

Un riferimento per tutti

Essere capitano, per Cottini, non significa fare la voce grossa. «Ho sempre pensato che le scenate inutili creino solo malumori. Preferisco spiegare, convincere, far capire il perché delle cose». Con i compagni più giovani – alcuni nati quando lui esordiva in prima squadra – ha un bel rapporto: «Il mio lavoro mi aiuta nel relazionarmi con loro. A scuola sono abituato a stare coi giovani, mi tengono in forma anche nella testa». Cerca di essere un esempio per tutti, trasmettendo quelli che sono i suoi valori: «Il calcio è l’anticamera della vita. Se non riesci a fare sacrifici qui, dove fai una cosa che ti piace, dove pensi di andare nel mondo del lavoro?».

Adesso c’è una stagione da raddrizzare. L’Oratorio Albino è in zona play-out nel girone B di Seconda Categoria, a tre punti dalla salvezza diretta con sei gare da giocare. «Siamo andati sotto le aspettative, con questa squadra non pensavo di trovarmi qui – ammette senza giri di parole -. Quello che abbiamo fatto finora ci ha portato qui, vuol dire che non basta».

Trent’anni di volontariato

L’Oratorio Albino non è un club qualunque. Trent’anni di storia, quasi trecento ragazzi tesserati, ottanta persone tra dirigenti, tecnici e accompagnatori. Tutti volontari, nessuno escluso. «Non girano soldi, né per gli allenatori, né per i giocatori. La gente toglie tempo alla famiglia per stare dietro a noi». Cottini ha buone parole per tutti: dal presidente Franco Acerbis al direttore Roberto Moroni, dal team manager Simone Carrara, factotum della squadra, allo storico accompagnatore Giansevero Birolini, a Mino Piazzini per la burocrazia e il mister Marco Pezzotta, il secondo Emiliano Brignoli e il preparatore dei portieri Cristian Capelli.

«Devo ringraziare in maniera speciale Aldo Noris – aggiunge emozionato Cottini -, il mio allenatore da quando ero bambino e con cui abbiamo vinto il campionato di Terza Categoria. Un secondo papà per me». Con lui, in quella cavalcata, c’era il vice Riccardo Cortinovis, purtroppo venuto a mancare. E con grande commozione il capitano ricorda anche Tiziano Gandossi, storico dirigente e preparatore, scomparso l’anno scorso: «Una gran botta. Certe persone tengono in piedi tutto. Quando non ci sono più, senti il peso di quello che hanno fatto».

L’Oratorio Albino è davvero una famiglia. Ne fa parte anche il padre di Flavio, Mauro Cottini, che non ha mai saltato una partita della squadra e negli ultimi due anni si è prestato persino al ruolo di guardalinee. Perché il senso di appartenenza, in certi momenti, vale più di qualsiasi ingaggio. «Ex compagni che sono andati via mi dicono: non mi sono mai divertito tanto come in quell’anno all’Albino». È per questo che Cottini, quando ha ricevuto qualche proposta, ha sempre scelto di restare: «Ci ho pensato, sì. Ma poi ha prevalso il cuore».