Con Adamo Romano

Censurata la campagna di Lav Bergamo sugli allevamenti: «È inaccettabile: solo perché mostra una realtà scomoda»

Parere negativo dello Iap per frasi considerate violente, tra cui: «Mi chiamo Paolo, ho sei mesi e oggi mi tagliano la gola»

Censurata la campagna di Lav Bergamo sugli allevamenti: «È inaccettabile: solo perché mostra una realtà scomoda»

La campagna realizzata da Lav Bergamo, finalizzata a mostrare la realtà degli allevamenti, è stata censurata in città: l’agenzia concessionaria Abaco Spa ha infatti vietato l’affissione di tre manifesti, realizzati in collaborazione con l’influencer italiano Adamo Romano, attivo su temi etici e sociali con particolare attenzione agli animali.

«Hanno appena sgozzato 60 animali»

La campagna è composta da tre soggetti animali, che dovevano essere esposti simultaneamente sui principali impianti comunali della città, e racconta le sofferenze degli animali negli allevamenti e nei macelli.

Il Comitato di controllo dell’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (Iap) su richiesta di Abaco Spa, ha espresso parere negativo sulla campagna, definendo alcune frasi «violente» o «colpevolizzanti». Tra queste, «Mi chiamo Paolo, ho sei mesi e oggi mi tagliano la gola» e «Hanno appena sgozzato 60 animali».

Lav Bergamo ha presentato istanza di riesame, contestando un giudizio ritenuto infondato e non rispettoso della natura del messaggio. Come si legge nel documento inviato allo Iap, «il manifesto costituisce espressione di una campagna di sensibilizzazione su tematiche etico-sociali e non persegue finalità commerciali né promuove prodotti o servizi. Non è pubblicità: è informazione. Se la realtà è crudele, la censura non può essere la risposta».

«È inaccettabile che una campagna sociale venga censurata perché mostra una realtà scomoda – ha aggiunto Sara Veri, avvocata Lav -. Se la sensibilizzazione sugli animali deve essere “edulcorata” per non disturbare il pubblico più ampio, allora non è più libertà di espressione, ma controllo del messaggio che deve essere veicolato».

Secondo Lav, il parere Iap confonde la comunicazione commerciale con la comunicazione sociale, applicando criteri pensati per la pubblicità a un messaggio di interesse pubblico. «Descrivere una realtà non significa incitare alla violenza», si legge nell’istanza, che ricorda che i termini come «sgozzare» o «tagliare la gola» siano utilizzati per descrivere pratiche reali e legalmente ammesse.

«”Reale è ciò che, quando smetti di crederci, non se ne va”. La frase non è mia, è di Philip Dick (Blade Runner, Total Recall, A scanner darkly). Significa che nascondere una responsabilità collettiva non ci rende meno coinvolti. Fingere che gli animali non soffrano non ci rende meno carnefici. Le regole dovrebbero esistere per rendere il mondo più giusto», ha dichiarato Adamo Romano, a supporto della campagna di Lav Bergamo e del ricorso presentato.

L’associazione ha dichiarato che, nel caso in cui lo Iap non riesamini il parete con criteri coerenti,  «valuterà ogni iniziativa utile a tutelare il proprio diritto di informare e a contrastare una censura che considera ingiustificata e lesiva del dibattito pubblico. La libertà di mostrare la realtà degli allevamenti non è negoziabile».