Aggiornato al 31 dicembre

Crescono gli abitanti, scendono gli esercizi commerciali: ma il territorio resiste (grazie al turismo)

È quanto emerge dalla rilevazione di Confcommercio, che ha analizzato gli indici di vivibilità, prossimità e vivacità della provincia

Crescono gli abitanti, scendono gli esercizi commerciali: ma il territorio resiste (grazie al turismo)

Anche se ha perso 534 negozi in diciotto mesi, il territorio bergamasco resiste grazie anche al turismo. È quanto emerge dalla seconda rilevazione degli indici territoriali del commercio della provincia di Bergamo, presentata da Confcommercio.

Più abitanti, meno esercizi commerciali

La mappatura analizza 242 Comuni e tutti i distretti del commercio attraverso tre indicatori chiave calcolati ogni mille abitanti: l’indice di vivibilità (totale degli esercizi commerciali), l’indice di vivacità (pubblici esercizi) e l’indice di prossimità (negozi alimentari).

In soli diciotto mesi (dal 30 giugno 2024 al 31 dicembre 2025), a fronte di una crescita della popolazione residente pari a +5.981 abitanti (+0,54 per cento secondo finti Istati), il numero degli esercizi commerciali della provincia è diminuito di 534 unità (-2,8 per cento). L’indice complessivo di vivibilità è sceso così da 17,35 a 16,78 negozi ogni mille abitanti.

Indice di vivibilità: Bergamo in testa

L’indice di vivibilità misura il numero totale di esercizi commerciali ogni mille abitanti, indicando quanto un territorio è capace di offrire un’ampia gamma di servizi e opportunità di acquisto ai propri residenti.

Bergamo città si conferma il polo commerciale dominante con 31,82 esercizi ogni 1.000 abitanti, una densità doppia rispetto agli altri centri principali. Treviglio segue a 22,82, mentre Seriate registra l’indice più basso tra i centri maggiori (14,15), penalizzata dalla vicinanza al capoluogo.

Tra le aree non urbane, spiccano la Valle di Scalve (24,55) e l’area del distretto Fontium et Mercatorum da San Pellegrino Terme all’Alta Val Brembana e Val Serina (22,68), territori che, grazie alla distanza dai centri maggiori e a una discreta vocazione turistica, mantengono un tessuto commerciale solido. In forte sofferenza, invece, il distretto di Lexena (10,30) e le aree della pianura orientale come Borghi e tradizioni della bassa (11,78) e Castelli e fontanili della bassa (12,30).

Indice di prossimità: preoccupa l’area di Dalmine, Isola e Colli del Brembo

L’indice di prossimità misura il numero di punti vendita alimentari ogni 1.000 abitanti, ed è l’indicatore più direttamente legato alla qualità della vita quotidiana dei residenti, in particolare per le fasce più anziane della popolazione. Bergamo città si conferma il territorio con la maggiore accessibilità agli esercizi alimentari (2,97, in leggero calo rispetto a 3,00), seguita da Treviglio che registra invece un aumento significativo (2,71, era 2,50).

Romano di Lombardia si mantiene stabile, mentre Caravaggio è il capoluogo di distretto con l’indice più basso (2,13). Il dato più preoccupante emerge nelle aree periurbane attorno alla città: il grande distretto di Dalmine (1,52), il distretto dell’Isola Bergamasca (1,44) e i Colli del Brembo-Ville e Torri dell’Isola (1,78) mostrano indici critici, con una massiccia presenza di grande distribuzione organizzata che rischia di desertificare i centri storici.

Le aree montane più distanti, come la Valle di Scalve (5,26) e l’Alto Brembo (7,41), presentano invece gli indici più alti, grazie al mantenimento dell’abitudine all’acquisto in negozio e a una certa vocazione turistica.

Indice di vivacità: la vita sociale dei territori

L’indice di vivacità conta i pubblici esercizi (bar, ristoranti, gelaterie, enoteche) ogni 1.000 abitanti, ed è un segnale della capacità aggregativa e della vitalità sociale di un luogo. Bergamo cresce in vivacità, con 11,61 pubblici esercizi ogni 1.000 abitanti, in aumento rispetto alla precedente rilevazione (10,9).

Romano di Lombardia (6,54) si distingue positivamente tra i centri di medie dimensioni, mentre Treviglio si mantiene stabile a 7,14. Sorprendente la tenuta della Valle di Scalve (11,77), che supera sia Bergamo che Treviglio, testimoniando una tradizione di socialità radicata nelle comunità montane più isolate.

Fontium et Mercatorum (10,19) conferma la sua forza. In forte difficoltà le aree pedemontane e di pianura: le Terre di mezzo – Val San Martino (4,14) e Lexena (Area di Bonate Sopra) con indice a 3,04 sono le zone più deboli della provincia.