Al cimitero monumentale

Le celebrazioni per le vittime del covid a Bergamo: «Da quel dolore nasca la saggezza»

Presente il ministro Zangrillo. L'assessore regionale Guido Bertolaso: «Il governo perse intere settimane senza capire cosa stesse succedendo. Oggi la Lombardia è preparata»

Le celebrazioni per le vittime del covid a Bergamo: «Da quel dolore nasca la saggezza»

«Da Bergamo e dalla tragedia del covid arrivano un monito e una grande lezione. Ci hanno insegnato che stare insieme, abbattendo gli steccati, è il modo giusto per affrontare le emergenze del Paese». Parole del ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo in visita quest’oggi nella nostra città per la celebrazione della sesta giornata dedicata alla vittime della pandemia.

La prima parte delle cerimonie si è tenuta al cimitero monumentale di Bergamo. Presenti le autorità civili, militari e religiose per mantenere viva la memoria di una tragedia che ha fatto seimila morti.

«Da quel dolore personale e collettivo abbiamo imparato molto – ha assicurato il ministro -. Grazie al sacrificio di moltissime persone, anche medici, infermieri e personale sanitario che talvolta hanno pagato con la vita il senso del dovere e della responsabilità per aiutare gli altri, abbiamo tenuto oltre la nostra capacità. Oggi saremo più preparati. Ogni Regione d’Italia ha eleborato un piano territoriale contro le emergenze sanitarie. E a questo punto c’è da chiedersi se abbia davvero senso un piano nazionale».

Due studenti del liceo Mascheroni di Bergamo (Bianca Centurelli e Matteo Giulia) hanno letto una toccante preghiera di Ernesto Olivero. Mentre a monsignor Davide Pelucchi, vicario generale della Diocesi di Bergamo, la riflessione e la benedizione attraverso una commovente lettera del tempo inviata ai giornali da due giovani che non potevano vedere i genitori malati. «Siamo stati spettatori del grande miracolo dell’Amore – ha detto Pelucchi – attraverso la vicinanza fra le persone, quella che cerchiamo in tutte le fasi della nostra vita».

Il discorso della sindaca Carnevali

Dopo la deposizione della corona alla memoria delle vittime, l’intervento della sindaca di Bergamo Elena Carnevali. «La tragedia del covid ha messo in luce l’esigenza di aggiornare le pianificazione strategica sanitaria, di rafforzare la medicina preventiva, la sanità territoriale e l’integrazione tra ospedali e territori, il valore fondamentale delle professioni sanitarie, della ricerca scientifica e tecnologica» ha detto.

«Bergamo e l’Asst sono nel centro di questa evoluzione – ha aggiunto – operando nell’investire nei presidi territoriali, attraverso l’attivazione delle tre Case di Comunità e gli ospedali di comunità, la collaborazione con i Medici di Medicina Generale e con modelli organizzativi per garantire integrazione sociale, continuità assistenziale, cura e assistenza. La decisione di finanziare la realizzazione dell’ottava torre dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII dedicata alle patologie oncoematologiche rappresenta un grande traguardo: non solo un ampliamento strutturale, ma una scelta strategica che guarda ai bisogni emergenti dei pazienti, ai progressi della ricerca e alla volontà di rendere sempre più funzionale, accogliente, efficace il percorso di cura».

«Il rischio pandemico non appartiene al passato – ha sottolineato nel discorso -. Per questo serve irrobustire il servizio sanitario pubblico per tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della società. A Bergamo, la reazione è stata da subito tenace e coraggiosa. La città ha risposto con forza, solidità, generosità, solidarietà: i pilastri della natura dei bergamaschi. Lo abbiamo visto negli ospedali, dove la stanchezza, la fatica e lo smarrimento sono stati affrontati con spirito di sacrificio e abnegazione inimmaginabili, e nella costruzione, in soli dieci giorni, dell’ospedale da campo alla Fiera, in una collaborazione senza precedenti».

Carnevali ha auspicato che tutti questi sacrifici non finiscano nell’oblio. Anzi siano trasmessi alla nuove generazioni. Ai giovani e giovanissimi. «L’isolamento e la digitalizzazione forzata dei rapporti, cruciale per la salvaguardia della salute delle comunità, hanno impattato sulla dimensione individuale e relazionale, soprattutto dei nostri giovani e giovanissimi, in un momento di transizione della vita in cui si è chiamati a realizzarsi come persone. Sono loro i più esposti: prima la pandemia e le sue conseguenze, e oggi la percezione di instabilità, tensioni, guerre alimentano disagio psicologico e disturbi mentali che, infatti, colpiscono un adolescente su sette a livello globale. Se c’è un altro lascito, penso che possiamo ascriverlo soprattutto al riscoprire l’importanza, l’essenzialità delle relazioni umane e di cura reciproca come antidoto ai timori esistenziali».

Bertolaso: «Il governo perse settimane senza capire quel che stava succedendo»

«Bergamo ha avuto una straordinaria capacità di rialzarsi» ha detto nel suo intervento il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli. Mentre il presidente dell’ordine dei Medici Guido Marinoni ha voluto elogiare la risposta rapida dei medici e di tutta la comunità contro un virus ignoto di cui nessuno si aspettava effetti così devastanti. «A Bergamo sono morti 31 medici su 383, un bilancio pesantissimo. Ma ho il timore che la gente abbia rimosso il lascito buono di quella tragica esperienza: ovvero la dimensione sociale e solidale. La società è diventata individualistica e polarizzata».

L’assessore regionale alla Sanità Guido Bertolaso ha voluto precisare più di un punto ed è stato chiaro: «Molti hanno la memoria labile e corta. Ma il 31 gennaio del 2020 il governo di allora decretò l’emergenza nazionale, il più importante provvedimento collettivo possibile, con cui si mobilita un’intero Paese. Eppure ci sono volute settimane per rendersi conto di quanto stava accadendo. Alla riunione di fine febbraio c’era chi avrebbe dovuto decidere, ma a quella data il Paese era ancora impreparato».

«Regione Lombardia ha imparato la lezione – ha continuato Bertolaso – tanto che oggi abbiamo una rete di sorveglianza epidemiologica che non ha eguali in Europa. Una rete di pronto soccorso che prevede per ogni paziente anche la segnalazione di possibili malattie infettive. Una rete di rilevazione dei virus nelle acque reflue delle fogne. E ancora, una rete di controllo degli insetti che trasmettono la dengue. Un sistema di controllo delle zanzare che è in grado di isolare la zona nel raggio di 25 chilometri in caso di trasmissione di virus. E infine un sistema di vaccinazioni con numeri incredibili. Prossimi, in alcuni casi al 95 per cento, come per i rotavirus. Siamo più avanti rispetto a sei anni fa. Abbiamo reparti di infettivologia negli ospedali a livello nazionale. Noi, la lezione dal covid l’abbiamo imparata bene».

«Quella che celebriamo oggi non è solo una giornata della memoria – ha concluso il ministro Zangrillo -. Se c’è un messaggio che Bergamo consegna all’Italia è questo: dal dolore si può uscire, ma non da soli. È questo l’impegno che, come istituzioni, rinnoviamo oggi: tenere viva la memoria e farne responsabilità, ogni giorno. Oggi Bergamo è, per tutti noi, un luogo della memoria nazionale. È il nome di una città che coincide con un tempo che credevamo impossibile da attraversare: un tempo in cui tutto si è fermato, ma il dolore no. E dalla sofferenza deve nascere la saggezza».

Il finale è lasciato al quintetto di ottoni del Conservatorio Donizetti, composto da Elena Gambaroni, Alessandro Peci, Valentina Ravasio, Mattia Musitelli e Matteo Cristofani. E a un leggero vento di primavera, che accarezza l’anima di chi resiste e di chi non c’è più.