Senza aggravanti

Condannato a vent’anni e due mesi Sadate Djiram per l’omicidio di Tunkara, accoltellato in pieno centro

La vittima, addetto alla sicurezza del Carrefour, fu uccisa a coltellate nel gennaio 2025. Per la Corte nessuna premeditazione né futili motivi

Condannato a vent’anni e due mesi Sadate Djiram per l’omicidio di Tunkara, accoltellato in pieno centro

È stato condannato a 20 anni e 2 mesi Sadate Djiram per l’omicidio di Mamadi Tunkara, addetto alla sicurezza del Carrefour di via Tiraboschi ucciso a coltellate il 3 gennaio 2025, in pieno centro a Bergamo. La sentenza, emessa dalla Corte d’Assiste e presieduta da Patrizia Ingrascì, con giudice a latere Donatella Nava, è arrivata oggi, mercoledì 18 marzo. La Corte ha escluso le aggravanti di premeditazione e futili motivi.

Djiram, 29 anni, originario del Togo e senza lavoro, viveva una situazione personale fragile, legata anche alla relazione finita con la sua ex compagna, una dottoressa, che lo aveva lasciato anche a causa della sua gelosia ossessiva.

Mamadi Tunkara, invece, 36 anni, del Gambia, lavorava come addetto alla sicurezza al Carrefour di via Tiraboschi: in tanti lo definivano come una persona gentile, sempre sorridente.

La vittima, Mamadi Tunkara

Premeditazione e futili motivi? Discussione sulle aggravanti

Stando a quanto ricostruito nel processo, come riporta Corriere Bergamo, l’imputato era convinto che la vittima avesse una relazione con la sua ex compagna e che la fine del loro rapporto fosse proprio causa di Tunkara.

Non sono tuttavia emerse prove di un legame sentimentale tra la vittima e la donna. Accusa e difesa – rappresentata dall’avvocata Veronica Foglia – si sono confrontate sulle aggravanti escluse dalla Corte. La pm aveva chiesto l’ergastolo, sostenendo che l’imputato avrebbe avuto il tempo sia di ragionare, che di scegliere di non uccidere Tunkara.

Djiram, infatti, nei giorni precedenti era già andato a cercare la vittima al supermercato, anche la mattina stessa dell’omicidio. Secondo l’accusa, la sua intenzione era proprio quella di uccidere, dal momento che si era portato con sé un coltello, spinto anche da un senso di possesso verso la ex compagna.

La difesa, invece, ha sostenuto che non si possa parlare di futili motivi, perché per l’imputato quella relazione era centrale e rappresentava un cambiamento di vita. Ha inoltre escluso la premeditazione, affermando che Djiram non avrebbe pianificato l’omicidio in modo preciso, anzi: se avesse voluto, ha detto l’avvocata Foglia, sarebbe andato a colpo sicuro usando subito il coltello. A sostegno di questa tesi, ha richiamato anche il caso Impagnatiello (il femminicidio di Giulia Tramontano) e come anche in quel caso l’aggravante per futili motivi non avesse retto.