Stamattina (mercoledì 18 marzo) la tranquillità di via Pescaria, zona San Colombano (Valtesse) a Bergamo, è stata lacerata dalla tragedia.
Valentina Sarto, 41 anni (classe 1984), è stata trovata morta all’interno della propria abitazione, al civico 26A, colpita ripetutamente con un coltello alla schiena e alla gola. Lavorava al Baretto di fronte allo stadio. L’autore del gesto, secondo quanto ricostruito finora, sarebbe il marito 49enne (nato nel 1976), Vincenzo Dongellini, attualmente disoccupato, che subito dopo avrebbe tentato di togliersi la vita, ma senza convinzione: si è procurato solo ferite superficiali. Si erano sposati il 26 maggio 2025.
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Lui ha due figli
L’uomo è stato fermato dagli agenti ed è piantonato in ospedale. Ha due figli avuti da una precedente relazione: pare che sia stata la maggiore, vent’anni, a chiamare i soccorsi. Dai primi accertamenti non risultano precedenti segnalazioni o interventi delle forze dell’ordine relativi a dissidi o episodi di violenza tra i due.
Strada chiusa per diverse ore
Sul posto sono intervenute diverse volanti della polizia di Stato, ambulanze e i vigili del fuoco, oltre alla Scientifica e al medico legale per avviare le indagini e ricostruire l’accaduto. La strada è stata immediatamente chiusa dalle forze dell’ordine per consentire i rilievi del caso.
Rapporto in crisi da tempo
La relazione tra i due era entrata in crisi, tanto che pare che la donna avesse allacciato un rapporto con un altro uomo. È stato lui, questo pomeriggio, a raccontare ai cronisti che negli ultimi giorni Dongellini sarebbe diventato molto aggressivo con la moglie, anche per motivi futili, come un’iscrizione in palestra. Tanto che il nuovo compagno le aveva consigliato di denunciarlo.
Le parole della sindaca
«Un femminicidio è un crimine agghiacciante, un dolore terribile per tutte e tutti noi, una ferita profonda per la città di Bergamo e l’intera società – ha commentato la sindaca Elena Carnevali -. Una donna è stata uccisa dal partner, e con lei vengono spezzati affetti, relazioni, progetti di vita. Non possiamo permettere che diventi solo un numero in una lunga e inaccettabile sequenza: dietro ogni caso ci sono una storia, un volto, una vita, non un caso da aggiungere alla statistica».
E ha aggiunto: «Dobbiamo continuare a lavorare per cambiare le cose, anche in una città come Bergamo già da tempo impegnata nel sostegno in situazioni di violenza, nel lavoro condiviso con la rete interistituzionale, l’associazione Aiuto Donna, il Centro antiviolenza. Accanto a misure di inasprimento delle pene, dobbiamo sconfiggere la cultura del possesso, della sopraffazione, che fa credere agli uomini di poter disporre delle nostre vite, delle vite delle donne».
Per poi concludere: «Bergamo si stringe, con commozione, attorno ai familiari e a tutte le persone colpite da questa violenza».