I conti precisi, su queste pagine, non li troverete. Semplicemente perché fino al giorno in cui si ritirerà ci sarà qualcosa da aggiornare, sotto tutti i punti di vista. Avremo spazio per mettere mano e farlo. E saremo felici di poterlo fare.
Questo però è il momento di dire 435 volte grazie a Marten de Roon e di sottolineare che adesso comincia un percorso nuovo, una fase della carriera dove i numeri non sono più legati a “quante ne mancano per raggiungere Bellini“, ma a quale sarà il prossimo record di presenze da battere per gli atalantini che verranno.
Il primo grazie a Marten va al suo essere bergamasco senza essere un figlio della nostra terra. L’olandese con sette polmoni Bergamo se l’è presa. Lo ha fatto con l’esempio, con i gesti, gli atteggiamenti, i comportamenti. Stiamo parlando di un ragazzo che non sapeva nemmeno dove fosse, Bergamo. Eppure ha imparato a conoscerla, vivendola e capendola giorno dopo giorno. Quando lo senti parlare di Atalanta, capisci subito che per lui è speciale. Non è facile da spiegare, è così.
Un altro grazie è per il fatto di essere tornato dopo l’anno in Premier. Non per soldi, non per fama e neppure per i trofei. No, lo ha fatto perché a Bergamo si sente a casa e dopo un po’ che stai lontano ti viene voglia di tornarci. Lì dove sono nate le tue figlie, nei posti dove con tua moglie hai costruito una famiglia e hai scelto di comprare casa per non andare (speriamo) più via.
Il grazie è per le 435 volte che hai indossato con orgoglio la maglia della Dea, i colori di una terra con cui hai creato un rapporto speciale, diverso da quello di Bellini ma allo stesso modo importante.
Adesso inizia una nuova parentesi, de Roon non sarà più lepre ma punto di riferimento. Più giocherà e maggiore sarà la possibilità di toccare quote impensabili fino a qualche anno addietro. Marten, a Monaco, è entrato nella storia. Da adesso in avanti sarà lui a scriverne i confini e a meritarsi la vetta di una classifica che, a proposito di presenze, non vede de Roon in campo nemmeno una volta in Serie B.