Soltanto un mese dopo la scomparsa di Giovanni Manzoni, lo storico custode e anima del Ponte Mapello che ha esalato l’ultimo respiro proprio sul terreno del suo amato stadio “Matteo Legler”, la comunità sportiva piange un altro dei suoi protagonisti: Enrico Natali.
Il legame tra Chicco, come tutti lo chiamavano, e la maglia biancazzurra è scritto nei numeri e nei nomi. Portiere del Ponte dalla stagione 1972-73 alla 1976-77, ha collezionato 128 presenze ufficiali. In quegli anni ha lavorato con allenatori del calibro di Giancarlo Biffi e Giuseppe Cadè, figure che hanno segnato la storia tecnica del calcio bergamasco.
L’amico Fabi Rota, che di quel periodo conserva ricordi nitidi, lo colloca nel punto più alto della gerarchia calcistica locale: «È stato, assieme a Meraviglia, il portiere più forte che ho visto giocare a Ponte San Pietro. Fra i pali era straordinario».

La leggenda di Natali si è alimentata anche lontano dal campionato, durante i tornei notturni all’oratorio. In quelle sfide estive, ingaggiare Chicco significava ipotecare la vittoria. Gli avversari avevano elaborato una sorta di strategia della disperazione per provare a batterlo: «Noi dicevamo che per segnargli bisognava tirare fortissimo a un metro e rasoterra, altrimenti era impossibile fare gol», racconta Rota.
Erano tempi in cui il calcio aveva dinamiche umane molto diverse da quelle odierne. Rota ricorda quando Chicco andava a casa di suo padre per ritirare il rimborso spese mensile: «Mio papà aveva sempre la battuta pronta e quando perdevano gli diceva: “Ma dopo la partita di domenica avete anche il coraggio di venire a prendere i soldi?”. Lui non si offendeva, la prendeva sempre sul ridere. Un carattere solare e disponibile che rese ancora più amaro il momento del suo passaggio alla Stezzanese».
Il rapporto tra Chicco e Fabi ha vissuto anche il brivido della critica giornalistica. Negli anni delle prime radio libere, Rota collaborava con la storica “Radio Ponte international” (…)