Non era semplice, alla diciottesima gara in 64 giorni. Eppure l’Atalanta ha battuto il Verona, lo ha fatto con pieno merito e ha toccato 50 punti in classifica alla sosta di marzo con l’accesso alla finale di Coppa Italia ancora in gioco e tante certezze nella corsa europea di fine stagione. Quella più importante? Il gruppo è unitissimo, un blocco di cemento armato.
La petizione per un calcio «giusto e popolare»
Il cielo grigio, qualche goccia di pioggia e striscioni già all’altezza di piazzale Oberdan accolgono i tifosi della Dea che raggiungono lo stadio. La richiesta è di firmare la petizione che unisce tutte le tifoserie d’Italia e punta a portare in Senato richieste che stanno parecchio a cuore a tutti: tutela delle trasferte, prezzi accessibili, orari e calendari più rispettosi per i lavoratori, tra le altre.
Si tratta una proposta che mira, in base all’articolo 50 della Costituzione, a smuovere le coscienze di chi magari è meno addentro alle stanze del potere del calcio ma ha la forza per far cambiare le cose. O almeno provarci. A mezz’ora dall’inizio del match contro il Verona, erano ancora tanti i tifosi nerazzurri in coda per apporre la loro firma (vuoto di veronesi per divieto, invece, il settore ospiti).
436 volte con la Dea per de Roon, coreografia in Morosini
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La coreografia all’ingresso in campo lo ha colpito. E infatti poco dopo, ancora con il gagliardetto in mano, ha salutato con ampi gesti. Subito sono tornate alla mente le parole affidate in mattinata ai social. In un video carico di emozione, infatti, de Roon ha lanciato tanti messaggi: «Fin dal primo giorno ho percepito il vostro sostegno, nei momenti belli e soprattutto in quelli difficili. Nel giorno del record, ci tengo a dedicare un pensiero alla bandiera dell’Atalanta che è stato anche il mio primo capitano, ovvero un Bergamasco Doc come Gianpaolo Bellini. Un uomo, un giocatore che ha mostrato cosa significa indossare questa maglia. Ogni volta che la indosso, per me è ancora qualcosa di molto speciale. La mia fame è ancora lì. La fame di vincere, di continuare a crescere, di lasciare qualcosa. E sì, di alzare ancora una volta un trofeo per Bergamo, per l’Atalanta, per tutti noi».
Sette cambi rispetto a Monaco di Baviera, operazione freschezza
Mister Palladino ne cambia sette rispetto alla gara di Monaco di Baviera e l’obiettivo è anche quello di gestire un po’ le forza alla partita numero 18 in 64 giorni. La squadra titolare va in campo con Scalvini e Kolasinac braccetti e Djimsiti in mezzo; de Roon (uomo del giorno) gioca in mezzo con Ederson, mentre Zappacosta e Bernasconi sono gli esterni. A sostegno di Krstovic, De Ketelaere e Zalewski si muovono tra le linee nel classico 3-4-2-1. Visto il periodo, giocare contro il 3-5-2 dell’ultima in classifica rischia di non essere così semplice come si potrebbe pensare. Certo, con lo stadio tutto atalantino è un po’ meno complicato.
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Tre occasioni pulite, poi la sblocca Zappacosta con il sinistro
Fin dalle prime battute il tema sembra chiaro: l’Atalanta ci prova e il Verona inizia a perdere tempo al 3’, come se un punto spostasse qualcosa nella corsa disperata degli scaligeri alla permanenza in A. Krstovic e Ederson nel primo quarto d’ora sfiorano il vantaggio su cross di Zappacosta, poi è proprio il numero 77 che decide di fare per conto suo con un bel mancino calibrato che si spegne all’angolino dopo 36’ di gioco. Il vantaggio nella prima frazione è meritato, l’Atalanta non rischia praticamente nulla e infatti Carnesecchi, insolitamente sotto la Morosini nella prima metà di partita, lo si vede solo per un paio di traversoni lunghi che gli passano sopra la testa come gli aerei al parco della Trucca.
Ripresa con un po’ di apnea, Krstovic si ferma alla traversa
Dopo il riposo, l’Atalanta rischia subito con un cross di Belghali che rimbalza davanti a Carnesecchi e viene messo in angolo da un balzo felino dell’estremo nerazzurro; al 56’ arriva la colossale azione del potenziale raddoppio sulla verticale De Ketelaere-Krstovic (traversa del montenegrino con un bel pallonetto), ma nell’ultima parte di gara sono almeno due i pericoli scampati dai nerazzurri, con Orban che prima scaraventa in Pisani una palla buona e poi viene stoppato in tuffo da Carnesecchi.
Nel finale, recupero compreso, non succede quasi più nulla e dopo il fischio finale c’è spazio per uno sguardo alla classifica (+7, che vale +8, sulla Lazio, -4 dalla Juventus quinta e che deve ancora venire a Bergamo) e per un altro al grande abbraccio dello stadio (e di tutta Bergamo) al record di de Roon, celebrato in campo da Bellini e da tutti i compagni insieme alla società.
Atalanta-Verona 1-0
Reti: 36’ Zappacosta (A)
Atalanta (3-4-2-1): Carnesecchi; Scalvini, Djimsiti, Kolasinac (76’ Hien); Zappacosta, Ederson (63’ Pasalic), De Roon (88’ Samardzic), Bernasconi; De Ketelaere (76’ Musah), Zalewski (63’ Raspadori); Krstovic. All. Palladino
Verona (3-5-2): Montipò; Edmundsson, Nelsson, Valentini; Belghali, Akpa (86’ Bernede), Gagliardini (66’ Al-Musrati), Harroui (66’ Suslov), Frese (46’ Oyegoke); Bowie (78’ Sarr), Orban. All. Sammarco
Arbitro: Ayroldi di Molfetta
Ammoniti: 16’ Edmundsson (V), 54’ Valentini (V), 63’ Gagliardini (V), 83’ Hien (A)