In questi giorni, in casa Atalanta si parla molto di rinnovi. Bernasconi ha prolungato fino al 2030, i dialoghi sono in corso con Carnesecchi e anche altri contratti sono sotto la lente di ingrandimento.
Quanto accadrà in estate, tuttavia, è anche legato alla partecipazione della Dea alle prossime coppe europee, con la consapevolezza che Champions, Europa e Conference League hanno un appeal completamente diverso tra loro. Non che tutto sia legato a quello, c’è anche il progetto tecnico che pesa, ma è innegabile che la questione conti.
Senza la Champions sei un po’ meno attrattivo per chi deve venire e più esposto al rischio di richieste di cessione da parte di chi è qui e si sente pronto a un livello superiore. Legittimo, dell’ambizione bisogna tenerne conto.
Va anche detto, però, che l’Europa League sarebbe comunque una vetrina importante, una competizione in cui l’Atalanta giocherebbe per vincere, e quindi non va escluso che i giocatori migliori possano anche puntare alla permanenza per scrivere la storia ai piedi di Città Alta.
Di contro, una qualificazione alla Conference aprirebbe a scenari progettuali interessanti per i più giovani. Prendete il caso di Bernasconi o di Palestra: due elementi come loro sarebbero protagonisti in Italia e in Europa molto più di quanto non lo sarebbero magari in Champions.
Quindi, nella Dea che verrà, ci sarà da capire quali ragazzi della Under 23 potranno salire e fare al caso della prima squadra, quali mandare in giro a maturare e che profili andare a ricercare sul mercato.