A bordo della parità di genere

Dallo Sputnik a Marte: Amalia Ercoli Finzi e la figlia Elvina portano la Camozzi nello spazio

Doppio incontro degli alunni dell'istituto comprensivo cittadino con le due scienziate, martedì 24 al cineteatro di Borgo Santa Caterina. «I pregiudizi limitano tutti, la conoscenza rende liberi»

Dallo Sputnik a Marte: Amalia Ercoli Finzi e la figlia Elvina portano la Camozzi nello spazio

Un racconto che parte dalla Luna e atterra sulle scelte quotidiane. E viceversa. Condotto con garbo, tempi narrativi da divulgatrici di razza, ironia e schiettezza. Una gradita conferma l’esito di “Esplorare l’infinito”, la conferenza tenuta martedì 24 marzo al cineteatro di Borgo Santa Caterina, in doppia battuta (alle 10 e alle 11.30) da Amalia Ercoli Finzi con la figlia Elvina. Protagoniste di un incontro capace di intrecciare scienza, società e futuro davanti agli studenti dell’istituto comprensivo Camozzi, organizzato dalle docenti del gruppo Steam (science, technology, engineering, arts, mathematics) della scuola di riferimento di Conca Fiorita, Monterosso e Valtesse. Due appuntamenti, una platea attenta e un messaggio che va ben oltre l’esplorazione spaziale: la conoscenza come strumento di libertà.

Amalia Ercoli Finzi è stata la prima donna a laurearsi in ingegneria aeronautica in Italia. Oggi è professoressa emerita del Politecnico di Milano, consulente della Nasa, dell’Esa e dell’Asi. È tra le principali ricercatrici della Missione Rosetta, che ha portato con successo una trivella da lei progettata sul dorso di una cometa lontana 500 milioni di chilometri dalla Terra. Abita a Sotto il Monte.

Elvina Finzi, doppia laurea con lode al Politecnico di Milano e all’Ensta di Parigi, ha conseguito un dottorato di ricerca in ingegneria nucleare, progettando un innovativo reattore nucleare per una futura base umana su Marte.

Madre e figlia hanno scritto un libro, “Le ragazze della Luna”: racconta le storie di scienziate che hanno contribuito all’esplorazione spaziale, spesso sfidando pregiudizi di genere. E proprio da qui è partita la loro narrazione per i ragazzi (e soprattutto le ragazze) della Camozzi.

A oltre un secolo dalla parità

«Tra oggi e la piena parità tra uomini e donne ci sono ancora 121 anni», ricordano le relatrici, citando i dati del World Economic Forum. Un orizzonte lontano, che però non deve scoraggiare: «Se tutti ci lavoriamo, oggi, possiamo accorciare questa distanza». La questione non è solo etica, ma profondamente culturale. «Il pregiudizio limita le scelte di tutti, uomini e donne», spiegano. «Nel momento in cui ci sarà parità, tutti ci guadagneranno». Un concetto che attraversa l’intero incontro, rivolto alle nuove generazioni: «Tocca a voi».

Tecnologia, stereotipi e libertà di scegliere

Uno dei nodi centrali è il rapporto tra genere e discipline Stem (la “a”, nell’acronimo di base per le discipline scientifiche, viene spesso omessa). «Perché si pensa che la tecnologia non sia femminile?» si chiedono le Finzi, smontando uno stereotipo ancora radicato. A pesare sono pregiudizi profondi, spesso inconsapevoli. «Sette persone su dieci associano ancora scienza e tecnologia al genere maschile», spiegano, citando studi internazionali. Una percezione che si riflette anche nell’immaginario: «Se una ragazza vede cento immagini di ingegneri e novantotto sono uomini, penserà che quella strada non fa per lei».

Eppure i numeri reali raccontano altro: sempre più studentesse scelgono percorsi tecnico-scientifici, anche se il divario resta. Un divario che non nasce da differenze innate: «Prima dei sei anni non c’è alcuna diversità tra maschi e femmine. È qualcosa di culturale». Il tema della libertà torna con forza anche nella riflessione sul lavoro e sulla vita familiare. «Mettere al mondo figli è un privilegio delle donne, ma crescerli è una responsabilità condivisa», sottolineano. «Non è aiuto: è corresponsabilità».

L’intuizione come risorsa

Accanto alla dimensione razionale, le Finzi valorizzano quella intuitiva. «L’intuizione è la capacità di mettere insieme informazioni, anche inconsce, per prendere decisioni», spiegano, collegandola a un patrimonio evolutivo e umano. In un mondo complesso, aggiungono, «serve sempre di più». Un invito a superare visioni riduttive e a riconoscere il valore della diversità, senza trasformarla in gerarchia.

Dallo Sputnik alla Luna: la corsa allo spazio

Il racconto si sposta poi nello spazio, tra storia e futuro. Dallo Sputnik sovietico del 1957 alla corsa alla Luna, fino alle nuove missioni del programma Artemis, il viaggio scientifico diventa narrazione coinvolgente. «Lo spazio ha una data di nascita precisa: ottobre 1957», ricordano. Da lì, una competizione globale che ha portato l’uomo sulla Luna, ma anche una straordinaria evoluzione tecnologica.

Sullo Sputnik i russi mandarono il cane Laika. Che in realtà è la definizione della razza, di origine siberiana. «Si chiamava Ricciolina, era un cane femmina e quindi più intelligente di un cane maschio. E per farvi vedere quanto era intelligente, confrontate gli occhi di Laika con quelli di questo astronauta – vengono mostrate le due foto affiancate – e ditemi voi quale è l’animale più intelligente». Risate.

Non manca un richiamo all’Italia: «Siamo stati il terzo Paese al mondo a mettere in orbita un satellite». Un primato spesso dimenticato, ma che testimonia una tradizione di eccellenza ancora viva. «Nel mondo della ricerca scientifica si parla di “soluzione all’italiana” per indicare una soluzione brillante». Oggi lo scenario è cambiato, con l’ingresso dei privati come Elon Musk e nuove sfide legate alla sostenibilità dello spazio. «Va bene innovare, ma servono regole: lo spazio è di tutti».

Il futuro: Luna, Marte e nuove professioni

Guardando avanti, l’obiettivo torna a essere la Luna, tappa fondamentale verso Marte. «Dobbiamo imparare a vivere su un altro corpo celeste», spiegano, tra basi lunari, stazioni orbitali e nuove tecnologie. Ma soprattutto, serve una nuova visione delle professioni. Non solo astronauti, ma ingegneri, psicologi, biologi, esperti di comunicazione. «Le missioni spaziali sono lavori di squadra», ricordano. «Servono competenze diverse».

Per questo, le Finzi raccontano storie concrete di donne italiane impegnate nel settore: ingegnere, ricercatrici, professioniste che hanno scelto di “volere di più”. Storie che diventano esempi. «L’occasione passa per tutti: bisogna saperla cogliere».

«Niente Luna per me»

Le scienziate non si sono sottratte alle domande dei ragazzi, a fine conferenza. Né alla richiesta di autografi. «Ma lei è mai andata sulla Luna?». «No, e non voglio neanche andare – dice Amalia – perché vedete, io soffro anche l’ascensore. A me piace stare nella stanza dei bottoni».