I bombardamenti di Stati Uniti e Israele sull’Iran dominano da un mese le prime pagine, con ricadute pesanti anche sul nostro quotidiano, soprattutto per ciò che riguarda i costi energetici. Temi che preoccupano e che in Val Gandino rendono ancor più nostalgici i ricordi della famiglia Bosio di Leffe, che in quelle aree ha vissuto per decenni.
A parlarne è Gianfranco Bosio, oggi presidente dei volontari che seguono il Museo del Tessile. In Iran ha vissuto infanzia e adolescenza ai tempi dello scià fra gli anni ’50 e gli anni ’70. Una storia per certi versi incredibile di cui fu protagonista il padre Luigi.
«Nel 1956, ad appena 36 anni – racconta Gianfranco -, il papà lasciò la Val Gandino per raggiungere Teheran, nota come capitale della Persia. Grazie a un incontro alla Fiera di Milano venne infatti incaricato di trasformare una piccolissima tessitura in una moderna manifattura utile a produrre coperte. Una necessità dettata dal mercato interno: Teheran, con oltre otto milioni di abitanti, è la città più grande dell’Asia Sudoccidentale, ma soprattutto si trova a oltre 1.200 metri di altitudine, ai piedi dei monti Elbruz. D’estate si raggiungono facilmente i 40 gradi, ma d’inverno si arriva a 5 gradi sottozero e spesso nevica».

I rapporti fra Iran e Italia erano allora molto fitti: tecnici e maestranze come Luigi portarono competenze per avviare aziende e costruire strade, ponti e dighe. In Italia arrivava il petrolio, con gli iraniani che trovavano sponda in Enrico Mattei.
Luigi Bosio realizzò a Teheran un piccolo “miracolo leffese”: sotto la sua direzione vennero installati tintoria, filatura, tessitura, finissaggio (garzatrici) e reparto confezione. Tutto con macchinari e materie prime italiane.
L’azienda vendeva sul mercato interno, anche con negozi di proprietà, ed esportava una parte di produzione nei Paesi vicini. Nell’album dei ricordi ci sono anche (…)