Tra qualche giorno lo storico panificio di Fausto Bellini in via San Gregorio Barbarigo, nel quartiere Villaggio Santa Maria, abbasserà definitivamente la sua saracinesca. Ma se per i proprietari è giunto il momento di godersi la meritata pensione, per i residenti l’addio a quello che è stato un punto di riferimento per intere generazioni lascerà un ulteriore vuoto nei servizi di prossimità del territorio.
L’annuncio ha riacceso il dibattito anche durante l’ultimo Consiglio comunale di Ponte San Pietro dove la lista di opposizione “Tu per Ponte al futuro” ha presentato un’interrogazione per chiedere all’amministrazione quali misure intenda mettere in campo per sostenere il commercio locale.
«Le attività di vicinato e le professioni artigianali rappresentano non solo un servizio commerciale, ma un presidio sociale fondamentale per la vita dei quartieri e per la qualità della vita dei cittadini – ha incalzato la minoranza -. Negli ultimi anni, anche nel nostro Comune, abbiamo assistito a una progressiva riduzione di queste realtà, schiacciate dai cambiamenti economici, dall’espansione dei grandi poli commerciali e dalla crescente diffusione dell’e-commerce; tuttavia proprio per questo il ruolo del commercio locale e dell’artigianato diventa ancora più strategico, poiché si tratta di servizi che non possono essere sostituiti dalle piattaforme digitali e che rappresentano competenze preziose per la comunità».
Il contesto in cui matura la chiusura del Villaggio trova riscontro anche nei dati provinciali. In Bergamasca, solo nei primi tre mesi del 2024, si è vista la chiusura di 116 attività: una media di 9 negozi a settimana. Se nel 2005 i negozi di vicinato erano 12.566, a giugno 2024 sono scesi a 9.968, con una perdita di quasi 2.600 vetrine.
Il sindaco Matteo Macoli ha risposto inquadrando il caso Bellini in una cornice di mutamento demografico e sociale: «Il fenomeno del commercio non riguarda solo la nostra comunità (…)