Morte cardiaca improvvisa

All’ospedale Papa Giovanni impiantato l’elettrocatetere transvenoso da defibrillazione più piccolo al mondo

A poche settimane dall'autorizzazione all’utilizzo, il 23 marzo sono stati eseguiti i primi due interventi in Italia. Entrambi a Bergamo

All’ospedale Papa Giovanni impiantato l’elettrocatetere transvenoso da defibrillazione più piccolo al mondo

All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sono stati eseguiti, tra i primi in Italia e a livello internazionale, due interventi col più piccolo elettrocatetere transvenoso da defibrillazione oggi disponibile. Si tratta di un passo avanti significativo nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa.

I primi interventi con la tecnologia

Paola Ferrari e Paolo De Filippo

Le procedure sono state effettuate lunedì 23 marzo, a poche settimane di distanza dall’autorizzazione europea all’uso clinico del dispositivo. Ad esser trattati sono stati due giovani adulti che presentavano un altissimo rischio di aritmie, condizioni che espongono ad un elevato pericolo di morte cardiaca improvvisa. Gli interventi sono stati eseguiti con successo dall’équipe di Elettrofisiologia guidata da Paolo De Filippo, all’interno del Dipartimento cardiovascolare.

La morte cardiaca improvvisa

La morte cardiaca improvvisa è una condizione distinta dall’infarto: il cuore smette improvvisamente di pompare sangue, provocando perdita di coscienza e, senza intervento, il decesso in pochi minuti.

Nella maggior parte dei casi è causata da aritmie ventricolari rapide, come tachicardia ventricolare o fibrillazione ventricolare. Rappresenta circa il 50 per cento dei decessi per malattie cardiovascolari ed è tra le principali cause di morte sotto i 60 anni.

In Europa si stimano circa 400 mila casi ogni anno, di cui circa 60mila in Italia. Senza una defibrillazione tempestiva, la sopravvivenza resta inferiore al 10 per cento.

Elettrocatetere, il dispositivo più piccolo al mondo

Il nuovo elettrocatetere rappresenta un importante avanzamento tecnologico. Con un diametro di appena 1,5 millimetri e una struttura priva di spazi vuoti interni, è attualmente il più piccolo disponibile.

Rispetto ai dispositivi tradizionali, riduce il rischio di complicanze a carico del sistema venoso e della valvola tricuspide. Inoltre, monitora costantemente ogni battito cardiaco ed è in grado di erogare, quando necessario, lo shock salvavita attraverso il defibrillatore impiantabile.

Dalla ricerca alla pratica clinica

L’introduzione del dispositivo è il risultato dello studio clinico internazionale LEADR Pivotal, avviato nel 2021, che ne ha dimostrato sicurezza ed efficacia nei pazienti ad alto rischio aritmico.

L’ospedale bergamasco è stato l’unico centro italiano coinvolto nello studio, con 22 impianti su un totale di 675 a livello globale. I risultati hanno portato, nel febbraio 2026, all’autorizzazione all’uso clinico in Europa.

Paolo De Filippo è stato inoltre l’unico aritmologo italiano a far parte del board internazionale che ha coordinato il progetto.

Prospettive, anche per i pazienti più giovani

«Questa tecnologia consente trattamenti sempre più personalizzati per pazienti con aritmie potenzialmente letali» – ha spiegato De Filippo, sottolineando il valore del lavoro di squadra del Dipartimento cardiovascolare.

Tra i principali vantaggi c’è anche l’applicazione in ambito pediatrico. Come evidenziato da Paola Ferrari, la struttura sottile e resistente del dispositivo lo rende particolarmente adatto a pazienti con vasi di piccolo calibro e lunga aspettativa di vita.

Il dispositivo dell’elettrocatetere è infatti attualmente l’unico al mondo ad aver ottenuto l’approvazione della FDA negli Stati Uniti anche per l’utilizzo in pazienti pediatrici a partire dai 12 anni.