Era capace di intendere e di volere al momento dell’omicidio. È questa la conclusione a cui è arrivato lo psichiatra Filippo Tancredi, incaricato dalla Corte d’assise di Bergamo di valutare le condizioni di Jashandeep Badhan, il ventenne reo confesso dell’omicidio della diciottenne Sara Centelleghe con 67 colpi di forbice a Costa Volpino il 26 ottobre 2024.
Nel corso dell’udienza di oggi (lunedì 30 marzo), come riportato da L’Eco di Bergamo, il perito ha illustrato i risultati dell’esame davanti alla Corte presieduta da Patrizia Ingrascì, affiancato dal consulente della Procura Sergio Monchieri. La relazione ha escluso che eventuali disturbi potessero compromettere la capacità dell’imputato al momento dei fatti.

Disturbi presenti, ma non determinanti
Dalla perizia è emersa la presenza di diversi disturbi: uno di personalità senza specificazione, oltre a problematiche legate all’uso di sostanze, tra cui cocaina, alcol, cannabis e in misura lieve oppiacei. Elementi che però, secondo gli esperti, non hanno inciso sulla lucidità dell’imputato durante l’aggressione.
Tancredi ha parlato di «difficoltà nella gestione della rabbia» e di tratti «narcisistici borderline». Monchieri ha condiviso l’impostazione, precisando però che sarebbe più corretto parlare di disturbo del comportamento piuttosto che di personalità, dal momento che i sintomi non risultano persistenti in assenza di abuso di sostanze.
Accertata capacità di stare in giudizio
Gli accertamenti hanno inoltre stabilito che il giovane è in grado di partecipare consapevolmente al processo. Un passaggio fondamentale, che consente ora al procedimento di proseguire senza ulteriori ostacoli verso la fase conclusiva. Il processo entra dunque nel vivo: il prossimo snodo è fissato per il 22 aprile, quando sono attese le conclusioni del pubblico ministero Raffaella Latorraca, subentrata a Giampiero Golluccio, della Difesa rappresentata dall’avvocato Roberto Grittini e dei legali di parte civile.
A rappresentare la famiglia della vittima saranno gli avvocati Enrico Pollini, per la madre Marilisa Gambarini, e Roberto Pizio, per il padre Vittorio Centelleghe. Nella stessa giornata potrebbe arrivare anche la sentenza, che metterà – forse – la parola fine a uno dei casi più drammatici degli ultimi anni in Bergamasca.