Un metodo collaudato

Si fingevano tecnici del gas e truffavano gli anziani: a processo tre membri di una banda

Gli imputati, di origine sinti e titolari di una compravendita auto e moto del Torinese, agivano anche in Bergamasca. Confondevano le vittime per poi darsi alla fuga

Si fingevano tecnici del gas e truffavano gli anziani: a processo tre membri di una banda

Un copione studiato nei dettagli. Ripetuto colpo dopo colpo. Nove furti ai danni di quindici anziani tra le province di Bergamo, Lecco, Milano, Verona e Vicenza, ad opera della stessa banda.

Ora, davanti al tribunale del capoluogo orobico, sono state ascoltate alcune delle vittime nel processo che vede imputati tre dei quattro componenti del gruppo, di origini sinti e titolari di una compravendita di auto e moto del Torinese, accusati di furto aggravato.

Finti tecnici e poliziotti

I primi episodi, come riportato dal Corriere Bergamo, sono avvenuti nell’autunno del 2024, tra Palazzago e Bonate Sopra, seguiti da altri colpi a Trescore e Gorlago. Nonostante i luoghi diversi, il metodo utilizzato era sempre lo stesso: uno dei malviventi si presentava alla porta fingendosi tecnico del gas o dell’acquedotto, sostenendo la necessità di controlli urgenti per evitare esplosioni.

Una volta conquistata la fiducia delle vittime, entrava in casa e le convinceva a consegnare denaro e oggetti di valore, sostenendo che sarebbero stati distrutti in caso di scoppio.

In alcuni casi, per rendere la messinscena ancora più credibile, arrivava un complice travestito da poliziotto, mentre venivano fatti esplodere petardi per simulare il pericolo imminente.

Il piano si completava con l’arrivo del terzo uomo, che attendeva in auto. Le vittime, ormai convinte, consegnavano la refurtiva, che veniva caricata rapidamente prima della fuga. Il bottino complessivo supera i cinquantamila euro tra oro, gioielli, contanti e altri beni.

Filmati durante le trasferte criminali

A incastrare la banda è stato proprio il modus operandi, sempre identico. Ha permesso ai carabinieri di collegare i vari episodi. Decisive anche le immagini delle telecamere e i movimenti tracciati ai caselli autostradali. I malviventi partivano dalla provincia di Torino, cambiavano veicolo e utilizzavano auto con targa clonata per raggiungere le zone dei furti, percorrendo sempre lo stesso itinerario.

Un sistema rodato, che però non è bastato a evitare l’identificazione. Il processo ora è in corso, mentre le testimonianze delle vittime continuano a ricostruire nei dettagli una truffa tanto semplice quanto efficace, anche per la vulnerabilità dei bersagli.